L'uragano Melissa, un gigante lento e distruttivo, semina paura nelle Bahamas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il potente uragano Melissa, dopo aver attraversato con violenza inaudita Giamaica, Cuba e Haiti, prosegue la sua marcia di distruzione verso nord, le Bahamas stanno conoscendo in queste ore la sua forza. Il governo locale, affrontando una delle operazioni di evacuazione più imponenti che si ricordino, ha già fatto sfollare circa millecinquecento persone dalle zone più esposte. Il ciclone, che è stato declassato a categoria 1 dopo aver scatenato gran parte della sua potenza iniziale, investe l'arcipelago con piogge torrenziali, venti di intensità violenta e mareggiate che stanno rimodellando i litorali. La sua lentezza, caratteristica che lo ha reso uno dei fenomeni più distruttivi mai registrati nella regione caraibica, ne amplifica gli effetti, prolungando l'esposizione dei territori alla sua furia. Il bilancio delle vittime, sebbene ancora provvisorio, è pesante e si attesta su una trentina di persone, venticinque delle quali, stando alle prime ricostruzioni, hanno perso la vita ad Haiti in seguito all'esondazione di un fiume.

L'incubo di un aquilano in Giamaica

Sono state giornate di grande apprensione, segnate da un silenzio che ha fatto temere il peggio, quelle vissute da un aquilano, Andrea Tresca, il quale si è trovato suo malgrado a fronteggiare l'arrivo dell'uragano in Giamaica. Dopo aver suscitato non poca preoccupazione in amici e conoscenti per la sua prolungata irreperibilità, l'uomo è riuscito ieri a rassicurare tutti rispondendo ai numerosi messaggi che lo cercavano attraverso i social network. L'ultimo suo aggiornamento, pubblicato intorno alle ore 18, recitava testualmente: «Noi stiamo bene, è stata durissima ma andiamo avanti». Una comunicazione essenziale, la sua, che ha posto fine all'ansia di chi, dall'Italia, seguiva con trepidazione le sorti del connazionale finito nell'inferno del ciclone.

Lo sguardo dei cacciatori di uragani

Decisamente movimentato è stato, inoltre, il volo affrontato dai cosiddetti “cacciatori di uragani” dell'agenzia statunitense Noaa, i quali hanno deciso di penetrare nel cuore del fenomeno per raccogliere dati scientifici fondamentali. Le immagini, riprese direttamente dalla cabina di pilotaggio durante la missione nell'occhio del ciclone, mostrano con chiarezza il sangue freddo di piloti e ricercatori, i quali, nonostante le condizioni proibitive e l'aereo “sballottato” da correnti d'aria fortissime, hanno portato a termine la loro pericolosa ricognizione. Quelle sequenze, oltre a documentare la potenza della natura, forniscono informazioni preziose per tracciare con maggiore precisione la rotta di Melissa.

L'allerta si sposta sulle isole vicine

Ora che il centro del sistema tempestoso ha lasciato le Bahamas, la minaccia si sposta verso altre destinazioni. Le autorità hanno infatti diramato un nuovo avviso di allerta, stavolta per le vicine isole di Turks e Caicos e per l'arcipelago di Bermuda, che si preparano a loro volta a ricevere l'impatto, seppur in forma probabilmente attenuata, di quanto resta del ciclone. La traiettoria prevista, che gli esperti continuano a monitorare con attenzione, suggerisce infatti che Melissa, sebbene indebolita, non abbia ancora concluso il suo lungo e devastante percorso attraverso l'Atlantico.

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