Ora legale permanente, il dibattito torna a infiammarsi tra risparmi certi e perplessità sul benessere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, quando le lancette scatteranno in avanti alle due per fermarsi alle tre, non segnerà soltanto il consueto rito che accorcia il sonno di sessanta minuti ma potrebbe rappresentare, per chi segue i lavori parlamentari, l’ennesimo preludio a un addio definitivo a questo meccanismo. Ogni anno, con l’arrivo della primavera, ci si interroga sull’effettiva utilità di spostare avanti e indietro la sveglia, e quest’anno l’interrogativo si fa più pressante perché alla Camera dei deputati è partita un’indagine conoscitiva, promessa di chiusura entro il 30 giugno, che potrebbe finalmente stabilire se per l’Italia sia giunto il momento di abbandonare l’ora solare per aggrapparsi stabilmente a quella legale.

Sul piano strettamente economico, i numeri forniti da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, parlano un linguaggio piuttosto chiaro: nei sette mesi di vigenza dell’ora legale lo scorso anno, il risparmio di energia elettrica ha superato i 300 milioni di kilowattora, un volume che equivale al fabbisogno medio annuo di circa 115mila famiglie, con un beneficio economico stimato intorno agli 80 milioni di euro e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 142mila tonnellate. Se si allarga lo sguardo al lungo periodo, dal 2004 a oggi il minor consumo complessivo si attesta oltre i 12 miliardi di kilowattora, un dato che ha tradotto in risparmi per i cittadini circa 2,3 miliardi di euro. Questi dati, per i sostenitori dell’ora legale permanente, rappresentano la prova provata che abolire il cambio sarebbe un’operazione non solo ecologica ma anche finanziariamente sensata, un’argomentazione che trova spazio nelle pieghe del documento che ha dato il via all’iter alla Camera.

Eppure, se il conto in termini di energia sembra tornare, il discorso si fa più sfumato quando si abbandona il terreno dei kilowattora per addentrarsi in quello della biologia. Il passaggio improvviso all’ora legale, come quello che avverrà questo fine settimana, costringe il nostro organismo a un piccolo salto nel buio: il ritmo circadiano, quell’orologio interno che regola sonno, veglia e la produzione di ormoni come la melatonina, non si adatta con la stessa velocità con cui si sposta la lancetta delle ore. Nei giorni successivi al cambio, non è raro avvertire una sensazione di spossatezza, difficoltà di concentrazione o un sonno meno profondo, sintomi di quel disallineamento tra il tempo sociale imposto dall’orologio e il tempo biologico dettato dalla luce naturale. È questo il nodo cruciale che alimenta le perplessità di una parte degli esperti: mantenere l’ora legale per tutto l’anno, specialmente nei mesi invernali, rischierebbe di amplificare questo scostamento, costringendo milioni di persone a svegliarsi quando fuori è ancora buio, con possibili ripercussioni sul benessere generale e sulla qualità della vita.

Il meccanismo del cambio e le peculiarità dei fusi orari

Il rito dello spostamento delle lancette, che coinvolge l’intera Unione Europea, avrà luogo nella notte tra sabato e domenica in maniera sincronizzata: alle 2:00 di notte si passerà direttamente alle 3:00, un balzo in avanti che restituisce un’ora di luce in più nelle ore pomeridiane a scapito di sessanta minuti di sonno. Per gli italiani che vivono o si trovano in Spagna, e in particolare nell’arcipelago delle Canarie, la questione dell’orario richiede una precisazione: mentre la penisola iberica, come l’Italia, passerà da UTC+1 a UTC+2, le isole Canarie, che si trovano su un fuso orario differente (UTC+0), effettueranno il salto nella stessa notte ma passando da UTC+0 a UTC+1, mantenendo così invariata la distanza di un’ora che le separa dal resto del paese. Questo meccanismo, nato decenni fa con l’obiettivo di ottimizzare il consumo energetico sfruttando al meglio le ore di luce, continuerà fino all’ultima domenica di ottobre, quando nella notte tra il 24 e il 25 ottobre si tornerà all’ora solare, riportando indietro le lancette di sessanta minuti.

Un’indagine parlamentare in attesa di verdetto

L’indagine conoscitiva avviata dalla commissione Attività Produttive della Camera non nasce dal nulla ma raccoglie l’eredità di un dibattito europeo rimasto in sospeso dal 2019, quando il Parlamento Europeo approvò una direttiva per abolire il cambio stagionale, salvo poi arenarsi a causa delle divergenze tra gli Stati membri e la pandemia. Ora l’Italia, dopo aver raccolto le sollecitazioni di associazioni come la Società Italiana di Medicina Ambientale e di alcuni esponenti politici, ha deciso di fare sul serio: entro giugno, attraverso audizioni con istituzioni, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo della ricerca, si cercherà di tracciare un quadro definitivo dei benefici e delle criticità legati all’adozione dell’ora legale permanente. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche la valutazione di una possibile fase sperimentale, un test per capire concretamente come il sistema paese reagirebbe a un cambiamento così radicato nelle abitudini.

Luce, risparmi e l’incognita del benessere collettivo

La sfida, insomma, è tutta in questo equilibrio: da un lato ci sono i numeri inconfutabili del risparmio energetico, con Terna che calcola un potenziale beneficio annuo di centinaia di milioni di kilowattora se l’ora legale diventasse definitiva, dall’altro ci sono le complessità legate all’adattamento umano, un fattore meno quantificabile ma altrettanto determinante. Per chi lavora, studia o semplicemente vive le giornate, la luce serale in più rappresenta un valore aggiunto innegabile, un prolungamento del tempo dedicato alle attività all’aria aperta; per chi invece fatica a riposare, il disagio iniziale del cambio stagionale – che solitamente si risolve in pochi giorni – potrebbe trasformarsi in un problema cronico se lo sfasamento venisse reso strutturale. Mentre la politica si prepara ad ascoltare le parti in causa, l’unica certezza per i prossimi mesi rimane quella scandita dal ticchettio degli orologi: nella notte del 29 marzo si dormirà un’ora in meno, e si attenderà fino a ottobre prima di poterla recuperare.

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