Paolo Simoncelli: la memoria di Marco, la rabbia per un motociclismo che non riconosce più
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Redazione Sport
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Quattordici anni sono passati, un tempo che sembrerebbe dovuto lenire ogni dolore, eppure per Paolo Simoncelli il ricordo del figlio Marco è una presenza viva e quotidiana, che abita ancora, in modo concreto, gli spazi della casa familiare. “Le ceneri sono in camera sua. Non è cambiato niente, dorme ancora lì”, confida al Corriere della Sera il padre, la cui ferita resta aperta insieme a un amore che non ha trovato pace. Quel ragazzo dai ricci ribelli e dal coraggio smisurato, scomparso sul circuito di Sepang nel 2011, continua a vivere nei sogni e nelle stanze, un’assenza che pesa come una presenza costante, alimentando una memoria che non si spegne e che, anzi, trova forza in dettagli precisi, persino in un oggetto carico di rimpianto: “Quell’asciugamano del c… che Marco teneva in testa al contrario sulla griglia di partenza in Malesia”.
Il vento gelido di quel giorno in Malesia
La narrazione di Paolo Simoncelli si fa vivida, quasi palpabile, quando rievoca le ore che precedettero la tragedia, descrivendo una percezione fisica, un presentimento che andava oltre la ragione. Racconta di quel pomeriggio in cui, mentre varcava il cancello del circuito in motorino, gli arrivò addosso “un vento gelido che sapeva di morte”. Un istinto primordiale lo spinse a pensare di fermare il figlio, ma il tempo, quel minuto fatale, gli fu nemico. Per cinque interminabili minuti, fino al momento dell’incidente, l’uomo percepì che “c’era qualcosa che non quadrava”, una consapevolezza angosciosa che ancora oggi riecheggia nel suo racconto, offrendo un frammento della dimensione tragica e inspiegabile di quella perdita.
La delusione per un mondo che cambia
Oltre il dolore personale, che pure rimane il centro della sua esistenza, Paolo Simoncelli guarda al presente del motociclismo con uno sguardo disincantato e amareggiato, esprimendo una rabbia che non nasconde. A settantacinque anni, il fondatore del team Sic58 – realtà nata nel 2013 per onorare Marco e da allora protagonista in Moto3 – ammette di essere vicino al momento del ritiro, una decisione maturata anche di fronte alle trasformazioni del circus. La sua critica è diretta e senza mezzi termini, specialmente verso l’ingresso di Liberty Media, la società che ha acquisito la Dorna, l’organizzatrice del campionato mondiale. “Gli americani hanno rotto: cancellano la storia del motociclismo”, afferma con durezza, sostenendo che per la nuova gestione “il motociclismo non esiste”, se non come mero prodotto di intrattenimento da plasmare secondo logiche lontane dalla tradizione e dalla passione che hanno segnato un’epoca.
L'eredità che resiste nel team e nel ricordo
Nonostante il disagio per una deriva che sente sempre più marcata, l’eredità di Marco Simoncelli resiste tenace. Essa vive, concretamente, nell’attività del team che porta il suo numero, il 58, e che continua a correre portando avanti quei valori di genuinità e dirompente passione che il pilota incarnava. E vive, in modo altrettanto potente, nel ricordo collettivo di milioni di appassionati, che non hanno dimenticato il leone di Coriano. Per Paolo, il distacco dal mondo che ha conosciuto e vissuto potrebbe essere dunque l’epilogo di un percorso, ma non rappresenterebbe la fine della memoria, che rimane ancorata a un figlio che “è ancora qui”, in quella camera dove tutto è rimasto com’era, custode silenzioso di una storia d’amore e di corse che il tempo non è riuscito a cancellare.




