Giorgio Armani, le dimore private e il testamento che ridisegna il futuro del gruppo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Giorgio Armani, il cui stile inconfondibile ha plasmato un’estetica riconosciuta in tutto il mondo, ha sempre custodito con gelosa riservatezza la sua sfera più intima, rifugiandosi in quelle residenze – a Broni, Saint-Tropez e St. Moritz – che rappresentano l’estensione più autentica del suo pensiero creativo e del suo amore per un’eleganza discreta e rigorosa. Questi luoghi, lontani dai riflettori, sono il ritratto di un uomo che ha fatto della misura e del controllo, anche patrimoniale, i capisaldi della sua filosofia esistenziale e imprenditoriale.

Proprio quel controllo, che ha sempre caratterizzato la gestione del suo impero, è oggi al centro della discussione dopo la divulgazione delle sue ultime volontà, un documento che, con il consueto pragmatismo dello stilista, delinea una complessa architettura di governance e avvia un inedito processo di consolidamento nel settore della moda. La scelta di non aver quotato in Borsa il gruppo, del resto, si inserisce in una tradizione tipica di molte aziende familiari italiane, gioielli del made in Italy che, come sottolinea Riccardo Puglisi, professore ordinario di scienza delle finanze all’Università di Pavia, “spesso rinunciano a quote di crescita pur di non perdere il comando”.

Il testamento, ricco di disposizioni minuziose e puntuali, non riguarda esclusivamente i familiari o il compagno di una vita, Leo Dell’Orco, ma include anche figure esterne alla cerchia stretta, svelando legami profondi e inattesi. Tra questi spicca il caso di Michele Morselli, 42 anni, amministratore delegato di Immobiliare Srl e uomo di fiducia dello stilista, al quale sono state destinate ingenti risorse, tra cui 100mila azioni EssilorLuxottica, Btp per un valore di 32 milioni di euro e il diritto di utilizzo di yacht e residenze del gruppo.

Il legame con Morselli, del resto, era emerso in passato in una rara intervista nella quale Armani, eccezionalmente, si era aperto sul suo privato, confessando l’affetto profondo per la figlia piccola del manager, Bianca, da lui considerata “quasi come una figlia”, un sentimento che sembra aver ispirato alcune delle sue scelte più personali. Questa inclusione, per molti versi sorprendente, aggiunge un tassello significativo alla comprensione della volontà del designer, mostrando come il suo concetto di famiglia e di lealtà si estendesse ben oltre i confini convenzionali.

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