Il testamento di Armani e il valore di un impero da dieci miliardi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il testamento di Giorgio Armani, redatto con quel pragmatismo che ha sempre contraddistinto il suo approccio agli affari, ha innescato, oltre a un complesso processo di consolidamento finanziario, una riflessione più ampia sul destino delle grandi aziende familiari italiane. Le principali banche d’affari, mettendo al lavoro i propri analisti, hanno già iniziato a formulare le prime stime sul valore della Giorgio Armani spa, sebbene in via del tutto preliminare e non ufficiale. La cifra che circola con maggiore insistenza, considerando l’intero portafoglio del gruppo, si aggirerebbe intorno ai dieci miliardi di euro, un’entità che rende l’operazione di estrema rilevanza per il mercato. Tuttavia, alcuni osservatori avanzano delle perplessità circa il ruolo della Fondazione, la cui architettura governativa potrebbe rivelarsi “ingombrante” e potenzialmente in grado di incidere sulla valutazione finale.
La scelta di mantenere il controllo all’interno di una struttura privata, del resto, non è una novità per molti gioielli del made in Italy, come sottolinea Riccardo Puglisi, professore ordinario di scienza delle finanze all’Università degli Studi di Pavia. “Molte aziende di famiglia”, ha spiegato, “scelgono di non aprirsi al mercato, rinunciando a crescere pur di non perdere il controllo”. Una filosofia, questa, che sembra aver ispirato anche la pianificazione successoria dello stilista, la quale, attraverso quel negozio mortis causa, disegna uno scenario inedito per il panorama industriale nazionale.
Il documento, ricco di disposizioni minuziose e puntuali, non riguarda esclusivamente i familiari e il compagno di una vita, Leo Dell’Orco. A stupire molti è stata l’inclusione di Michele Morselli, 42 anni, amministratore delegato di Immobiliare Srl e uomo di fiducia di lunga data dello stilista. A lui sono andati, come specificato dalle volontà testamentarie, centomila azioni del colosso EssilorLuxottica, Btp per un valore di trentadue milioni di euro e il diritto di utilizzo degli yacht e delle residenze di proprietà del gruppo.




