Il testamento segreto di Giorgio Armani e il destino di un impero da undici miliardi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono due i documenti, vergati di suo pugno in date ravvicinate, a dettare le ultime volontà di Giorgio Armani, decretando il futuro di un patrimonio stimato in oltre undici miliardi di euro. I testamenti, sigillati e custoditi fino al momento stabilito, sono stati aperti il 9 settembre dal notaio Elena Terrenghi, gettando luce su una successione tra le più complesse e ingenti della storia italiana recente. Lo stilista, che non aveva eredi diretti, ha potuto disporre liberamente della sua fortuna, che include non solo l’omonima casa di moda da 2,4 miliardi di fatturato ma anche un patrimonio immobiliare di rara bellezza, disseminato tra Europa, America e Caraibi.

La vicenda, che presenta aspetti di notevole complessità, si arricchisce del particolare dei due testamenti, entrambi recentissimi: il primo risale al 15 marzo di quest’anno, mentre il secondo è stato redatto appena poche settimane dopo, il 5 aprile. Questa duplicità, sebbene non inusuale in casi di tale portata, apre naturalmente a un’analisi minuziosa da parte degli studiosi del diritto per stabilire quale delle due volontà sia da considerarsi l’ultima e dunque vincolante per tutti gli attori in campo.

Tra i beneficiari, oltre ai tre nipoti e alla sorella, spicca il nome di Leo Dell’Orco, storico braccio destro dello stilista e figura chiave nell’architettura aziendale degli ultimi decenni. Altro elemento di assoluto rilievo è il ruolo centrale attribuito alla Fondazione Armani, istituita in collaborazione con il banchiere di Rothschild Irving Bellotti, la quale sembra destinata a gestire una fetta consistente dell’eredità, assicurando continuità e stabilità al gruppo.

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