Le ultime volontà di Giorgio Armani: un impero tra fondazione, famiglia e tasse
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Le volontà testamentarie di Giorgio Armani, rese pubbliche dopo la sua scomparsa all'età di 91 anni, delineano con precisione millimetrica non solo la ripartizione di un patrimonio stimato tra i dieci e i tredici miliardi, ma anche il futuro assetto del colosso della moda da lui creato. La Giorgio Armani Spa, cuore pulsante dell'impero, viene interamente devoluta alla Fondazione Giorgio Armani, che ne diventa così l'unica proprietaria. La fondazione, che già deteneva una quota simbolica dello 0,1%, acquisisce dunque la totalità della proprietà, sebbene la struttura dei diritti sia articolata in maniera complessa: al compagno storico dello stilista, Leo Dell’Orco, ai tre nipoti e alla sorella Rosanna spetta l'usufrutto del 90% delle azioni, mentre la nuda proprietà del medesimo pacchetto azionario è già nelle mani della fondazione, la quale possiede inoltre in via piena il restante 9,9%.
In questo intricato mosaico patrimoniale, che include – oltre alla holding principale – una collezione di inestimabile valore fatta di auto d'epoca, opere d'arte di maestri come Matisse e Man Ray, e una serie di immobili di lusso sparsi tra Broni, Saint Moritz, Saint-Tropez e l'isola caraibica di Antigua, il fisco italiano si troverà ad affrontare un scenario peculiare. Si stima, infatti, che le erarie statuali potranno mettere le mani su circa 900 milioni di euro, una cifra che, seppur considerevole in termini assoluti, rappresenta una frazione minoritaria del patrimonio totale, a causa delle sofisticate disposizioni previste dallo stesso Armani per la successione.




