Il testamento di Giorgio Armani: la fondazione eredita il gruppo, a Leo Dell'Orco il 40% dei diritti di voto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'eredità di Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre all'età di novantun anni, è stata svelata nell'austera cornice dello studio notarile di Elena Terrenghi. L'apertura delle due distinte buste – contenenti altrettanti testamenti autografi redatti di pugno dallo stilista – ha disegnato la complessa mappa successoria del colosso della moda e dei beni personali, chiarendo, dopo giorni di attesa, le sorti dell'impero da quaranta miliardi di euro.

Il documento principale, che riguarda specificamente le sorti della Giorgio Armani Spa, stabilisce con chiarezza che l'intera proprietà del gruppo sarà devoluta alla Fondazione Giorgio Armani. Tuttavia, la governance operativa viene articolata attraverso una ripartizione dei diritti di voto: Pantaleo Dell'Orco, storico compagno e braccio destro dello stilista per oltre mezzo secolo, si assicura una quota del quaranta per cento, divenendo di fatto la figura centrale nella guida futura dell'azienda. Il restante sessanta per cento viene suddiviso tra la stessa Fondazione, che detiene una quota del trenta, e i nipoti di Armani, Silvana e Andrea Camerana, ai quali spetta complessivamente il trenta per cento.

Un secondo testamento, sigillato in una busta color seppia e datato 5 aprile 2025, disciplina invece la destinazione del cospicuo patrimonio personale del designer. In questo caso, oltre a Dell'Orco, vengono coinvolti come beneficiari la sorella Rosanna e i tre nipoti. Il documento dispone la suddivisione degli immobili di pregio, che includevano le residenze private di Milano, Broni e Pantelleria, degli ingenti asset finanziari e della raffinata collezione d'arte accumulata nel corso di una vita. A Dell'Orco, in particolare, viene riconosciuto il diritto di usufrutto su alcuni di questi beni.

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