Armani, il testamento da oltre 3 miliardi: la regia di un’eredità globale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dietro la consegna, lo scorso 5 aprile, di un plico sigillato a un notaio di Milano, si cela una delle più significative operazioni di trasferimento di ricchezza del panorama imprenditoriale italiano. Giorgio Armani, scomparso di recente, ha pianificato con meticolosa precisione la distribuzione del proprio sterminato impero personale — che include immobili di pregio, opere d’arte e un vasto portafoglio di investimenti finanziari, il cui valore complessivo è stimato superare i tre miliardi di euro — affidandone la gestione a una struttura che intreccia il supporto di banche internazionali e una ristretta cerchia di consulenti di fiducia.

L’architettura patrimoniale, la cui regia è stata curata nei minimi dettagli, vede una figura chiave emersa dalle indagini: un private banker del Credit Suisse, legato allo stilista attraverso il suo storico commercialista. Quest’uomo, che ha sempre preferito operare lontano dai riflettori — tanto da definirsi, secondo quanto riportato, “un signor nessuno” — è stato uno dei due testimoni dell’atto con cui è stato sancito il destino di un patrimonio miliardario, rivestendo un ruolo di primo piano nella sua amministrazione.

La portata globale dell’eredità di Armani, il cui business vale complessivamente 4,25 miliardi, è confermata dall’ingente contributo — stimato in circa due miliardi — generato dalle joint venture con colossi come L’Oréal, per il beauty, ed EssilorLuxottica, per gli occhiali. Proprio la natura strategica e il valore di queste partnership spiega la ragione per cui lo stilista abbia espressamente indicato, all’interno delle sue volontà, tali realtà — insieme al gruppo Lvmh — quali potenziali destinatari in caso di future cessioni.

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