Il tribunale dichiara falso il testamento della madre: a Patrizia Reggiani un'eredità da 20 milioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milano – Non si può certo dire che la vita di Patrizia Reggiani, nata Martinelli e poi diventata la "Lady Gucci" per antonomasia, manchi di colpi di scena. Dalle modeste origini alla vetta del jet-set internazionale, per poi piombare negli abissi del carcere di San Vittore – che lei, con quel suo stile inconfondibile, amava ribattezzare "Victor's Residence" – la sua esistenza è un susseguirsi di atti giudiziari e ribaltamenti familiari.

L'ultimo capitolo di questa saga, che tiene banco sui giornali ben oltre il clamore per l'omicidio dell'ex marito Maurizio Gucci, la vede ora protagonista di una clamorosa sentenza che potrebbe rimpinguare il suo patrimonio di oltre 20 milioni di euro. Il tribunale civile di Milano, infatti, ha dichiarato la falsità del testamento della madre Silvana Barbieri Reggiani, un atto che risaliva al 6 novembre 2018 e che rischiava di escluderla quasi completamente dall'eredità materna.

La genesi del falso e il ruolo della Fondazione

La vicenda affonda le radici in un periodo delicato per la famiglia Reggiani: era il 2018 quando Silvana Barbieri, all'epoca novantenne e ricoverata in ospedale, decise di firmare un testamento pubblico che stravolgeva le normali regole della successione.

Nonostante Patrizia fosse l'unica figlia ed erede legittima, la donna destinò la maggior parte del suo ingente patrimonio immobiliare – stimato in circa 14 milioni di euro solo per i palazzi situati nella zona della Stazione Centrale di Milano, tra appartamenti, negozi e box che fruttavano un reddito annuo di circa 950 mila euro – alla "Fondazione Fernando e Silvana Reggiani". A presiedere questa fondazione e a ricoprire il ruolo di esecutore testamentario venne nominato il suo avvocato di fiducia, Maurizio Enrico Carlo Giani, al quale spettava anche un legato di 4 milioni e un compenso di 100.000 euro. Già in passato la Procura di Milano aveva aperto un fronte penale, ipotizzando il reato di circonvenzione d'incapace ai danni della signora Barbieri, ma l'avvocato Giani era stato successivamente assolto in via definitiva, lasciando però irrisolto il nodo sostanziale sulla validità dell'atto testamentario.

La registrazione della governante e la svolta processuale

Ciò che ha fatto crollare l'impalcatura giuridica del testamento, spostando l'ago della bilancia a favore della Reggiani, è stata una prova tanto semplice quanto decisiva: una registrazione audio effettuata dalla governante straniera di casa Reggiani, che in famiglia veniva chiamata "Rita". Fu la stessa Silvana Barbieri, come raccontato dalla donna ai giudici, a chiederle di tenere il telefono acceso durante la redazione dell'atto, con l'ordine preciso di consegnare quel file a Patrizia e alle nipoti, Allegra e Alessandra, qualora fossero sorti problemi.

La governante, dopo aver custodito la registrazione per anni, l'ha infine consegnata alla Reggiani e, messo a confronto il contenuto dell'audio con quanto attestato dal notaio, i giudici della IV sezione del Tribunale civile hanno rilevato discrepanze insanabili. Nella registrazione, infatti, non vi è traccia di almeno tre circostanze fondamentali che il notaio aveva invece riportato nel testamento, a cominciare dalla dichiarazione di Silvana Barbieri di non poter sottoscrivere l'atto a causa dell'estrema debolezza agli arti superiori, una condizione che nell'audio non viene mai menzionata.

Di fronte a queste prove, il tribunale ha quindi dichiarato la falsità dell'atto, annullandolo.

Le conseguenze patrimoniali e la beffa dell'amministrazione di sostegno

La decisione, arrivata alla fine del 2025 ma resa nota solo ora, rimette in moto l'ingranaggio della successione legittima, con Patrizia Reggiani che si ritrova a essere l'unica erede del patrimonio materno. Tuttavia, come spesso accade nelle vicende di Lady Gucci, il quadro è più complesso di una semplice vittoria. I legali della Fondazione hanno già annunciato ricorso in Appello, quindi la sentenza non è ancora definitiva, e persino in caso di conferma la Reggiani non potrebbe disporre liberamente di quei beni.

Il tribunale, infatti, l'ha posta sotto amministrazione di sostegno – un provvedimento che fu richiesto proprio dalla madre anni fa per timore che la figlia dissipasse il patrimonio – e quindi ogni decisione sui circa 20 milioni di euro spetterà a un amministratore.

Inoltre, in una prospettiva futura, quei beni finirebbero comunque per essere ereditati dalle due figlie, Allegra e Alessandra Gucci, con le quali Patrizia Reggiani ha ormai interrotto ogni rapporto e che stanno combattendo un'altra battaglia legale per opporsi alla corresponsione del vitalizio alla madre, recentemente respinta dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

I riflettori, dunque, tornano a illuminare una figura che la cronaca giudiziaria italiana non ha mai realmente abbandonato, quella di una donna che a 77 anni si ritrova ancora a fare i conti con eredità, tribunali e i fantasmi di un passato segnato dall'omicidio dell'ex marito, pagato circa 600 milioni di lire a una banda di esecutori. Un passato che sembra non volerla mai abbandonare, ma che al contrario continua a materializzarsi in nuove aule di giustizia e in patrimoni contesi.

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