Velasco e l'Italia del volley: un'eredità che si rinnova

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Julio Velasco, dopo la drammatica vittoria in semifinale contro il Brasile, ha tratteggiato con poche parole l'identità di questa squadra. "Queste ragazze non mollano mai", ha dichiarato il ct, sottolineando come, al di là dell'esito – che avrebbe comunque trovato la squadra senza macchia –, il valore stia nell'approccio tenace e nel lavoro indefesso profuso in ogni sessione di allenamento. Un commento asciutto che racchiude la filosofia di un gruppo capace di resistere alla pressione di un tie-break mondiale, dimostrando un coraggio che va ben oltre la tecnica.

La partita, risolta sul punteggio di 3-2 (22-25, 25-22, 28-30, 25-22, 15-13), è stata un susseguirsi di colpi di scena e emozioni forti, culminati in un finale da cardiopalma. Sul set point nel quarto parziale, un muro italiano sembrava aver chiuso i conti, ma l'intervento del video check per un presunto fallo di piede di Paola Egonu ha creato un'attesa carica di suspence. Le immagini, però, hanno confermato la regolarità dell'azione: il piede della schiacciatrice, infatti, non aveva superato completamente la linea, assegnando così il punto decisivo alle azzurre.

Un parallelismo con il passato è stato inevitabile per Velasco, il quale – non nuovo a imprese del genere avendo guidato la nazionale maschile in due finali mondiali – ha paragonato l'esultanza a quella della semifinale del 1990, sempre contro il Brasile. Quell'episodio, che aprì la strada al primo titolo mondiale della storia italiana, sembra aver trovato un'eco trentacinque anni dopo, con un tecnico il cui metodo continua a produrre risultati eclatanti, come dimostra l'incredibile serie di 35 successi consecutivi.

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