Il tribunale dichiara falso il testamento della madre, Patrizia Reggiani verso l'eredità da 20 milioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una sentenza destinata a riscrivere le sorti di un patrimonio immobiliare di notevole valore ha scosso le cronache giudiziarie milanesi, ponendo al centro dell'attenzione la figura di Patrizia Reggiani, già nota per le vicende che l'hanno legata all'omicidio dell'ex marito Maurizio Gucci.
I giudici della IV sezione del Tribunale civile di Milano, infatti, hanno accolto le argomentazioni relative alla falsità del testamento redatto dalla madre di lei, Silvana Barbieri Reggiani, aprendo di fatto la strada affinché l'intero asse ereditario, stimato in oltre 20 milioni di euro, possa ora fare ritorno nelle mani della figlia settantasettenne.
Un testamento contestato e la sentenza di primo grado
La vicenda trae origine dal testamento pubblico sottoscritto il 6 novembre 2018, quando la novantenne Silvana Barbieri Reggiani, all'epoca ricoverata in ospedale, decise di destinare la parte più cospicua del proprio patrimonio non all'erede legittima, bensì alla Fondazione Fernando e Silvana Reggiani, un ente costituito poco prima e posto sotto la presidenza del suo avvocato Maurizio Enrico Carlo Giani, il quale veniva contestualmente nominato esecutore testamentario.
L'atto, registrato dal notaio cremonese Alberto Pavesi, deviava così il flusso successorio verso un complesso di immobili situato nella zona della Stazione Centrale di Milano, comprendente appartamenti, negozi e box che assicurano un reddito annuo da locazione di circa 950 mila euro, per un valore complessivo stimato di almeno 14 milioni, a cui si aggiungeva un ulteriore legato di 4 milioni e un compenso di 100.000 euro.
La decisione del Tribunale, maturata alla fine del 2025, ha però scardinato l'impianto testamentario, dichiarandone la falsità e gettando una luce sinistra sulle circostanze che portarono alla sua redazione. Un procedimento penale per circonvenzione di incapace, che aveva visto l'avvocato Giani imputato e poi assolto definitivamente, aveva già fatto da preludio a questa battaglia giudiziaria, la quale si è poi spostata sul piano civile trovando un esito diametralmente opposto.
La fondazione, tramite i propri legali, ha già annunciato e formalizzato l'impugnazione della sentenza in Appello, rendendo pertanto la vicenda giuridicamente ancora in fase di evoluzione e ben lungi da una conclusione definitiva.
La svolta decisiva dell'audio della governante
Il fulcro probatorio che ha determinato il convincimento dei giudici civili è rappresentato da una registrazione audio, un elemento che ha assunto i contorni della prova decisiva nel contesto del giudizio di falsità.
Si tratta di un file audio registrato dalla governante di casa Reggiani, la quale, su esplicita richiesta della stessa Silvana Barbieri, aveva occultato il proprio telefono durante la redazione del testamento per catturarne lo svolgimento, con l'incarico di consegnare quella traccia alle figlie e alle nipoti qualora si fossero profilate delle complicazioni. Tale registrazione, custodita per anni e poi consegnata a Patrizia Reggiani, è stata messa a confronto con quanto dichiarato e attestato dal notaio nell'atto ufficiale, rivelando discrepanze insanabili.
I magistrati hanno rilevato l'assenza di almeno tre delle cinque dichiarazioni cruciali riportate nel documento, e in particolare la circostanza in cui la testatrice dichiarava di non poter sottoscrivere per debolezza agli arti superiori, un passaggio che dall'analisi dell'audio non risulterebbe mai essere stato pronunciato.
Questa incongruità ha portato i giudici a dichiarare la falsità dell'atto pubblico, minando alle fondamenta la volontà espressa nel 2018 e riportando la successione entro i binari della legge, dove la figlia Patrizia si riaffaccia come unica erede legittima di quell'enorme patrimonio.
Tuttavia, la possibilità per la Reggiani di gestire liberamente questi beni rimane al momento fortemente limitata, poiché il Tribunale l'ha sottoposta ad un'amministrazione di sostegno, un istituto giuridico volto a tutelarla dalla potenziale dissipazione del patrimonio, una misura che era stata in passato auspicata proprio dalla madre e che ora assume i contorni di un paradosso giudiziario.
Le implicazioni e gli sviluppi del procedimento
La complessa dinamica processuale vede quindi contrapposti gli interessi della fondazione, che ha già interposto appello per scongiurare la perdita del cospicuo lascito, e quelli della Reggiani, che forte della pronuncia favorevole ha visto riaprirsi le porte di un'eredità che sembrava ormai perduta.
La sentenza del Tribunale, sebbene favorevole a Patrizia Reggiani, non rappresenta ancora un punto fermo e il suo passaggio in giudicato appare come un traguardo non scontato, dato che la parola passa ora ai giudici d'Appello, i quali dovranno pronunciarsi sulla correttezza dell'operato dei colleghi di primo grado.
La complessità della vicenda si intreccia inevitabilmente con il passato di "Lady Gucci", il cui nome, già al centro dell'attenzione mediatica per l'omicidio dell'ex marito, torna alla ribalta in un contesto completamente diverso ma ugualmente denso di implicazioni economiche e legali.
Se la decisione venisse confermata, l'ingente patrimonio tornerebbe nelle disponibilità della figlia, sebbene gestito da un amministratore di sostegno, destinato verosimilmente, in assenza di ulteriori disposizioni testamentarie da parte di quest'ultima, a confluire alle figlie Allegra e Alessandra, con le quali non mancano frizioni e precedenti contenziosi legali riguardanti l'assegnazione di vitalizi, che hanno già visto la Cassazione e la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo chiamate a pronunciarsi.
Il quadro che emerge è quello di una saga familiare dove il diritto successorio si intreccia con le pendenze del passato, in attesa che la giustizia d'Appello scriva il suo prossimo, decisivo capitolo.




