Il vino piemontese tra luci e ombre: export in crescita ma la crisi delle giacenze accende il dibattito in Regione

Il vino piemontese tra luci e ombre: export in crescita ma la crisi delle giacenze accende il dibattito in Regione
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un comparto che continua a dimostrare forza sui mercati internazionali, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con una difficoltà che interessa numerose aziende e alcune delle principali denominazioni piemontesi. È questa la fotografia emersa durante la seduta della terza Commissione, presieduta da Claudio Sacchetto, dedicata al settore vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane da produttori, organizzazioni agricole e forze politiche.

Un quadro a tinte contrastanti quello che è stato delineato, dove ai numeri positivi dell'export si contrappone l'emergenza delle giacenze che rischia di mettere in ginocchio interi comparti.

Il dato che sorprende: il Piemonte cresce mentre l'Italia arretra

A sorprendere, in apertura dei lavori, è stato il dato fornito dal presidente della Regione Alberto Cirio: nel primo trimestre del 2026 il Piemonte è l'unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino, con un +0,5%, mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell'8,2%. Un risultato che, secondo Cirio, "dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali".

L'assessore all'Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale. Un dato che va oltre la semplice statistica: il Piemonte ha superato la Toscana, consolidando un primato che pochi si sarebbero aspettati in un momento storico segnato da tensioni geopolitiche e dazi commerciali.

Le giacenze e il piano della Regione: tra incentivi e polemiche

Ma il rovescio della medaglia è rappresentato dalle eccedenze che si accumulano nelle cantine.

Il presidente Cirio ha ricordato l'impegno economico della Regione a favore del comparto, con risorse complessivamente destinate al settore che superano i 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l'enoturismo e l'ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi. Un piano che prevede anche il ricorso alla filiera dell'acetificazione per il vino invenduto, una misura che, secondo il Corriere Torino, ha già acceso polemiche tra le opposizioni. L'opposizione, ma anche la Lega, giudica insufficiente la risposta: il M5S parla di "buoni propositi, ma senza un vero piano di intervento", mentre il Pd denuncia un'emergenza affrontata in ritardo.

La voce dei produttori: tra preoccupazione e pragmatismo

Il dibattito in Commissione ha visto l'intervento di numerosi consiglieri regionali, che hanno portato le istanze di un territorio in fermento. Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.

La consigliera ha anche espresso apprezzamento per le aperture che Cirio e Bongioanni hanno manifestato durante la presentazione dell'Osservatorio vitivinicolo, ma ha sollevato un punto critico: "Se l'Osservatorio elaborerà previsioni attendibili sulla produzione, perché non utilizzarlo per stimare il fabbisogno di manodopera?". Un tema, quello del lavoro stagionale, che rimane centrale e che rischia di minare la sostenibilità sociale di un'eccellenza come quella del vino piemontese.

Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, mentre Fabio Carosso (Lega) ha evidenziato come le piccole aziende abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.

L'Osservatorio vitivinicolo: una scommessa per il futuro

A fare da sfondo a questo scenario complesso, la nascita del nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all'Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L'organismo, come spiegato dall'assessore Bongioanni, utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l'evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.

Un tentativo di guardare al futuro con occhi nuovi, in un settore che, nonostante le difficoltà, continua a rappresentare un pilastro dell'economia regionale. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035.

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