Il tour di Zelensky nel Golfo: accordi di difesa tra droni ucraini e la minaccia iraniana

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Volodymyr Zelensky ha definito “un successo” la sua missione a sorpresa in Medio Oriente, un viaggio che lo ha portato in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania, trasformandosi in un’operazione diplomatica dal duplice volto. Da un lato, infatti, c’è la necessità immediata di garantire a Kiev nuove risorse e partenariati in un momento in cui le forniture occidentali mostrano crepe e ritardi; dall’altro, emerge la volontà di trasformare l’esperienza maturata sul campo di battaglia in un vero e proprio asset strategico da esportare. L’Ucraina, in quattro anni di guerra contro la Russia, ha sviluppato – e spesso inventato sul campo – un ecosistema di difesa low-cost basato su droni commerciali, guerra elettronica e soluzioni software che oggi suscitano l’interesse di Paesi del Golfo particolarmente esposti agli attacchi con droni kamikaze di provenienza iraniana.

Droni ucraini in cambio di difesa aerea: gli accordi siglati con i monarchi del Golfo

Al ritorno dal tour, Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina ha accettato di fornire agli Stati del Golfo un sistema completo di difesa aerea, un pacchetto che non si limita ai soli intercettori ma include droni marittimi, piattaforme di guerra elettronica e tecnologie di intercettazione avanzate. Si tratta, nelle intenzioni del governo di Kiev, di un trasferimento di competenze che va oltre la semplice fornitura di armamenti: comprende linee di difesa integrate, software dedicati e know-how accumulato in anni di conflitto ad alta intensità. Un passaggio cruciale è stato siglato con il Qatar, dove il ministero della Difesa ha formalizzato un accordo di cooperazione che prevede scambio di competenze nel contrasto a missili e droni, oltre allo sviluppo di investimenti congiunti nel settore tecnologico.

La guerra continua: attacchi con droni nella regione di Rostov e bomba su Kramatorsk

Mentre la diplomazia ucraina cercava spazi nel Golfo, sul fronte orientale il conflitto non ha conosciuto tregua. Le autorità russe hanno riferito nella tarda serata di domenica di un attacco con droni nella regione di Rostov, nel sud-ovest della Russia, dove un uomo ha perso la vita e una dozzina di persone sono rimaste ferite. Allo stesso tempo, l’offensiva russa nel Donbass ha colpito duramente Kramatorsk, nell’oblast di Donetsk: le forze di Mosca hanno sganciato una bomba aerea sulla città, uccidendo tre persone – tra le quali figura un adolescente – e ferendone altre sette. Due episodi che restituiscono la quotidianità della guerra, fatta di bombardamenti aerei e incursioni di droni che continuano a mietere vittime civili a decine di chilometri dalle linee del fronte.

La posizione di Mosca e le proposte americane ancora in fase di stallo

Sul piano politico, il Cremlino ha rotto il silenzio sulle iniziative internazionali riguardanti il conflitto. Yury Ushakov, consigliere del presidente russo, ha riconosciuto che le proposte avanzate da Washington per una soluzione della guerra “sono interessanti e utili”, aggiungendo tuttavia che non si sono ancora concretizzate in atti formali. Un’ammissione che conferma l’esistenza di un canale diplomatico – seppur ancora indefinito – con l’amministrazione di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ma che lascia intendere come le posizioni rimangano distanti. In questo contesto, la strategia ucraina di diversificare i partner internazionali, spostandosi verso i Paesi del Golfo per offrire soluzioni tecnologiche immediate contro la minaccia dei droni, appare come un tentativo di costruire una rete di sicurezza alternativa, in attesa che le dinamiche politiche internazionali si sblocchino.

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