Nagel punta al 51% di Banca Generali mentre l’assemblea si avvicina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mancano pochi giorni al voto cruciale del 21 agosto, quando Mediobanca chiederà ai soci di approvare l’offerta di scambio tra la propria quota in Generali e il controllo di Banca Generali, il prestigioso braccio del wealth management del Leone di Trieste. Eppure, più ci si avvicina alla scadenza, più emerge la strategia di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca: trattare la questione come un affare riservato, quasi privato, piuttosto che come un’operazione trasparente sul mercato.

Il nodo centrale resta la volontà di Nagel di ottenere il 51% di Banca Generali, lasciando agli altri azionisti una fetta minoritaria. Un obiettivo che, se raggiunto, consoliderebbe il controllo di Mediobanca sul gioiello di Trieste, ma che rischia di passare attraverso una negoziazione opaca, lontana dai riflettori della piazza finanziaria. Intanto, Iss, uno dei principali proxy advisor che orientano i fondi d’investimento nelle votazioni assembleari, ha ribadito il suo sostegno all’operazione, confermando la raccomandazione già espressa in precedenza.

La mossa di Nagel ricorda certe manovre di chiusura tipiche dei periodi di crisi, quasi un riflesso condizionato: senza una pandemia a giustificare eccezioni, l’ad di Mediobanca sembra voler blindare l’assemblea, cercando di assicurarsi il consenso necessario. Tra i soci, BlackRock aumenta la sua presenza, mentre Gavio riduce l’esposizione. Ma sullo sfondo resta un’incognita: la cosiddetta "mina Pellicioli", un elemento di frizione che potrebbe complicare i piani di Piazzetta Cuccia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.