Blitz notturno a Vignola, sgominata banda di cerignolani pronta all’assalto sul raccordo autostradale
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Redazione Interno
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Un’operazione condotta dagli uomini del Nucleo operativo centrale di sicurezza, i cosiddetti teste di cuoio della polizia, ha spezzato sul nascere, nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 18 marzo, un piano criminoso che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si preannunciava di una ferocia inaudita. È accaduto nelle campagne tra Vignola e Spilamberto, in provincia di Modena, dove un capannone isolato, situato in una zona artigianale al confine tra i due comuni, era stato trasformato in una base logistica avanzata. All’interno di quel rifugio improvvisato, gli agenti del reparto speciale hanno fatto irruzione bloccando dodici individui, tutti originari di Cerignola, i quali, come emerso dalle prime verifiche, stavano mettendo a punto gli ultimi dettagli per un colpo a un furgone portavalori in transito sull’Autostrada del Sole, verosimilmente nel tratto compreso tra Modena e Bologna.
L’irruzione, che ha visto impiegato anche un elicottero per il supporto aereo e il controllo del perimetro, non è stata però priva di tensione. Alcuni residenti della zona, attirati dal fracasso e dalla presenza insolita delle forze dell’ordine, hanno raccontato ai cronisti locali di aver udito distintamente dei colpi d’arma da fuoco, descrivendo la scena come qualcosa di paragonabile a un film d’azione. Nel corso del blitz, infatti, si è verificato un conflitto a fuoco che ha visto coinvolti i malviventi e gli operatori delle forze speciali: un agente è rimasto ferito, anche se, stando alle prime informazioni cliniche, le sue condizioni non sarebbero gravi e non destano particolare preoccupazione. La reazione delle forze dell’ordine è stata immediata e proporzionata alla minaccia, riuscendo a evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, che da tempo tenevano d’occhio i movimenti del sodalizio criminale, il gruppo aveva pianificato ogni minimo dettaglio del raid. All’interno del capannone, adibito a dormitorio e arsenale, sono state rinvenute e sequestrate armi automatiche, alcune delle quali di chiara matrice bellica, insieme a taniche di benzina, dispositivi jammer per disturbare le comunicazioni e inibire i soccorsi, e una quantità industriale di chiodi a quattro punte, quelli che vengono sparsi sull’asfalto per forzare i blindati a fermarsi e per ostacolare l’intervento di eventuali pattuglie. L’organizzazione, insomma, appariva spietata e professionale: i mezzi utilizzati per il trasporto del gruppo, tra cui spiccavano alcune auto di grossa cilindrata, erano già stati predisposti e occultati nelle vicinanze.




