Mafia appalti, Scarpinato: «Falso darmi del depistante, è bullismo politico». FdI chiede la sua uscita dall’Antimafia
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Redazione Interno
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La pubblicazione delle 644 pagine con cui il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il filone del dossier mafia-appalti sulle stragi del 1992 ha aperto un nuovo fronte di scontro politico e istituzionale intorno alla figura del senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e componente della Commissione parlamentare Antimafia.
Al centro della disputa c’è un passaggio del provvedimento in cui il giudice ritiene «doveroso segnalare l’attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dottor Natoli», con riferimento alle conversazioni telefoniche intercorse tra i due prima dell’audizione dell’ex pm Gioacchino Natoli davanti alla Commissione.
La replica del senatore: «Un’affermazione essa stessa depistante»
Scarpinato ha respinto con nettezza la ricostruzione contenuta nel decreto di archiviazione, affidando la sua posizione a un lungo intervento pubblicato sui social. «L’affermazione secondo cui io conversando con Gioacchino Natoli avrei portato avanti un’attività depistante è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante», ha dichiarato il senatore.
Nel ricostruire il contenuto dei colloqui, l’ex magistrato ha spiegato di aver esortato il suo interlocutore a riferire in Commissione Antimafia «una circostanza vera, non una falsità, che lui stesso mi aveva in precedenza riferito».
Secondo la versione fornita da Scarpinato, fu lo stesso Natoli a raccontargli di essere stato presente alla riunione della Procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver sentito il magistrato Guido Lo Forte riferire in dettaglio della parziale e temporanea archiviazione di un filone dell’indagine mafia-appalti. «Lo stesso hanno affermato in varie sedi istituzionali altri magistrati presenti quel giorno. È noto e appurato che a quella riunione fosse presente anche Paolo Borsellino», ha aggiunto il senatore, contestando al gip di non aver garantito il suo diritto di soggetto non indagato al contraddittorio. Scarpinato ha quindi parlato di «bullismo politico» nei suoi confronti, sostenendo che il provvedimento dia «di fatto manforte» a una campagna condotta per avere egli sempre contrastato le tesi che vorrebbero ridurre le causali delle stragi a questioni di appalti.
Il contenuto del provvedimento di archiviazione
Il decreto firmato da Bologna accoglie la richiesta presentata dalla Procura di Caltanissetta, guidata dal procuratore Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico, e chiude il fascicolo a carico di ignoti relativo alla possibile correlazione tra il dossier mafia-appalti e gli attentati di Capaci e via D’Amelio.
Il gip scrive che «gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna», pur evidenziando «il clima ostile ed emarginante» nel quale Falcone e Borsellino si trovarono a operare all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e la «distanza siderale» che li separava da altri magistrati coevi impegnati sugli stessi procedimenti.
Nelle motivazioni il giudice sottolinea come l’analisi svolta non abbia consentito «di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi».
Il provvedimento riguarda esclusivamente il filone contro ignoti: la posizione degli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, accusati di favoreggiamento aggravato per aver ostacolato l’emersione degli elementi del dossier, è stata chiusa per intervenuta prescrizione, mentre per Natoli è stata archiviata anche l’accusa di calunnia per mancanza di dolo.
La richiesta di Fratelli d’Italia e la posizione dei Cinque Stelle
Sulla scorta di quel passaggio del decreto, i capigruppo di Fratelli d’Italia a Senato e Camera, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, hanno indirizzato una lettera formale ai loro omologhi del Movimento 5 Stelle, Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, chiedendo la sostituzione di Scarpinato in Commissione Antimafia «con un altro esponente del vostro gruppo».
Nella missiva, inviata per conoscenza alla presidente dell’organo Chiara Colosimo e a tutti i componenti, i due parlamentari scrivono che «è del tutto evidente l’impossibilità di lavorare con serenità, oltre che a tutelarne la piena attendibilità istituzionale agli occhi della opinione pubblica, se tra i suoi componenti siede chi un giudice della Repubblica ha indicato come autore di un’attività depistante proprio sui fatti che la commissione indaga».
Malan e Bignami richiamano nel testo anche un altro passaggio delle motivazioni, nel quale il gip parla di un’«attività di inquinamento» realizzata «in senso a sé favorevole», e osservano che lo stesso giudice precisa come la valutazione sull’opportunità di tali comportamenti spetti alla politica e non alle aule giudiziarie.
«Riteniamo sia ora responsabilità della politica intervenire», conclude la lettera, nella quale i due capigruppo ricordano il compito della Commissione di ricercare la verità sulle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le loro scorte.
La replica dei componenti M5S in Commissione Antimafia – Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave – è stata immediata: «Non c’è alcuna attività depistante nella condotta del senatore Scarpinato durante la telefonata con Gioacchino Natoli», hanno scritto, sostenendo che il senatore chiedeva a Natoli di ripetere in Commissione «una circostanza che lo stesso Natoli gli aveva riferito in altra telefonata».
«Dov’è il depistaggio se si chiede di riferire il vero in commissione? Depistaggio è sollecitare o concordare di riferire una falsità», hanno aggiunto, rivendicando i 34 anni di impegno di Scarpinato sul tema delle stragi.
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