Mafia-appalti, il gip smonta Scarpinato: “Attività depistante”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha depositato il decreto di archiviazione del filone d’inchiesta sulle stragi di Capaci e via D’Amelio legato al dossier Mafia-appalti, aprendo uno squarcio su una delle pagine più controverse dell’antimafia siciliana. Nel provvedimento, come riportato da diverse testate, il giudice mette nero su bianco una valutazione di particolare durezza nei confronti del senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, già magistrato in servizio alla Procura di Palermo negli anni delle stragi.

Le parole del giudice su Scarpinato e Natoli

Secondo quanto si legge nel decreto, Bologna segnala «l’attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli», con riferimento a una conversazione risalente al 18 gennaio 2024 tra l’attuale parlamentare e l’ex collega Gioacchino Natoli, all’epoca in attesa di essere ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia.

Il gip precisa di non voler entrare nel merito del «giudizio di opportunità squisitamente politico» relativo al fatto che un componente della Commissione possa concordare o anticipare a una persona da audire le domande da porle, ma ritiene comunque doveroso rilevare come quelle conversazioni abbiano inciso sulla ricostruzione dei fatti.

Sempre nella motivazione, il giudice scrive che Scarpinato «è arrivato finanche ad inquinare le dichiarazioni di altri colleghi dell’epoca (il Dott. Natoli) al fine di far sì che aumentasse il numero di coloro i quali riferivano la medesima circostanza».

Bologna rileva inoltre quella che definisce una «dubbia attendibilità» del senatore, evidenziando contraddizioni tra le diverse versioni fornite nel corso degli anni sul numero di occasioni in cui avrebbe affrontato con Paolo Borsellino il tema del dossier Mafia-appalti: una sola volta nel racconto del 1999, due volte nelle dichiarazioni del 2021.

La richiesta di archiviazione e il ruolo di Lo Forte

Il provvedimento ricostruisce la sequenza dei giorni immediatamente precedenti la strage di via D’Amelio. Il 13 luglio 1992 i sostituti procuratori Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato firmarono la richiesta di archiviazione del procedimento numero 2789 del 1990, il cosiddetto dossier Mafia-appalti. Il giorno successivo, il procuratore capo Pietro Giammanco convocò una riunione con i pubblici ministeri della Procura di Palermo, alla quale prese parte anche Paolo Borsellino, che sarebbe stato ucciso cinque giorni dopo insieme a cinque agenti della scorta.

Nel decreto il gip affronta anche la posizione di Lo Forte, sostenendo che questi «mente» quando afferma di non essere stato a conoscenza delle indagini del Ros sull’informativa Sirap. Secondo Bologna, la tesi della cosiddetta «doppia informativa» — secondo cui i magistrati palermitani non sapevano che i carabinieri stessero preparando un’informativa con i nomi dei politici coinvolti negli appalti — fu già smentita nel 2000 e risulta «funzionale solo a salvare da censure i magistrati della Procura di Palermo e a scaricare ogni responsabilità sull’organo investigativo».

L’archiviazione e le reazioni politiche

L’archiviazione riguarda il procedimento a carico di ignoti aperto dalla Procura di Caltanissetta per verificare se il dossier Mafia-appalti potesse costituire una delle concause delle stragi del 1992. Il gip ha concluso che «gli elementi acquisiti non consentono formulare alcuna ragionevole previsione di condanna», pur riconoscendo il «clima ostile ed emarginante» nel quale Falcone e Borsellino si trovarono a operare all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992.

Resta invece aperto il filone per favoreggiamento aggravato che vede indagati gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, quest’ultimo rispondendo anche di calunnia.

Le valutazioni contenute nel decreto hanno immediatamente prodotto reazioni politiche. Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione parlamentare Antimafia, ha dichiarato che quanto emerge dal provvedimento «è di una gravità che non può essere ignorata, soprattutto alla luce del ruolo che oggi Roberto Scarpinato ricopre all’interno della Commissione», chiedendo un chiarimento da parte del senatore.

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, membro della stessa Commissione, ha definito il decreto «un documento molto importante» che consentirà di portare avanti il lavoro parlamentare.

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