Stragi del '92, il gip archivia il filone su mafia e appalti: «Nessuna prova concreta»

Stragi del '92, il gip archivia il filone su mafia e appalti: «Nessuna prova concreta»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il gip del tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha archiviato il filone d'inchiesta a carico di ignoti sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, quello che riguardava la cosiddetta pista del dossier “mafia e appalti” come una delle ipotesi che avrebbero potuto determinare gli attentati del 1992.

Nel provvedimento, il giudice accoglie la richiesta avanzata dal procuratore Salvatore De Luca e dall'aggiunto Pasquale Pacifico, scrivendo che «gli elementi acquisiti non consentono l'iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna».

L'indagine, depositata nell'aprile del 2026, si componeva di un fascicolo di circa 400 pagine e ruotava attorno alla gestione delle investigazioni sui rapporti tra Cosa Nostra, il mondo politico e il sistema degli appalti pubblici nel biennio immediatamente precedente alle stragi.

Il clima ostile e l'emarginazione dei due giudici

Nelle 644 pagine dell'ordinanza, il gip Bologna ricostruisce un quadro in cui Falcone e Borsellino operavano in condizioni di profondo isolamento all'interno della Procura di Palermo. Il provvedimento parla esplicitamente di un «clima ostile ed emarginante» e sottolinea la «distanza siderale» tra la capacità professionale dei due magistrati e quella di molti colleghi coevi che si trovavano a gestire i procedimenti toccando proprio il tema degli appalti pubblici, argomento di massimo interesse per i due giudici.

Nonostante questa ricostruzione, però, l'analisi non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio autonomamente persuasivo che portasse all'identificazione di soggetti specifici tra magistrati o esponenti politico-imprenditoriali da iscrivere come concorrenti morali, o ancor più materiali, nelle due stragi.

La prescrizione per Pignatone, Natoli e Screpanti

Parallelamente all'archiviazione del filone principale, il gip ha dichiarato prescritta l'accusa di favoreggiamento aggravato per aver agevolato la mafia nei confronti degli ex magistrati Giuseppe Pignatone, fino a pochi anni fa presidente del tribunale della Città del Vaticano, e Gioacchino Natoli, già sostituto procuratore a Palermo, oltre che dell'ex generale della Guardia di finanza Stefano Screpanti.

I tre erano accusati di aver insabbiato una vecchia indagine degli anni Novanta, quando erano in servizio a Palermo sotto la guida dell'allora procuratore capo Pietro Giammanco, sui fratelli Nino e Salvatore Buscemi, imprenditori mafiosi vicini a Totò Riina e poi divenuti soci del gruppo Ferruzzi di Raul Gardini. Nei confronti di Natoli è stata inoltre archiviata per mancanza di dolo l'accusa di calunnia.

Il precedente del 1992 e l'agenda scomparsa

La decisione del gip nisseno arriva a distanza di oltre trent'anni da un passaggio cruciale che già allora aveva segnato il destino di quel dossier. Il 22 luglio 1992, tre giorni dopo la strage di via D'Amelio, il procuratore Pietro Giammanco inoltrò una richiesta di archiviazione dell'inchiesta “Mafia e appalti” relativa alla maggior parte delle persone indicate nelle informative dei carabinieri.

In quella circostanza, Giammanco e i due sostituti trascurarono i motivi e l'importanza del problema degli appalti che Falcone aveva sottolineato alla Commissione parlamentare antimafia nel giugno del 1990, ignorando anche l'attenzione particolare che Borsellino aveva riservato a quel filone.

Resta ancora non chiarita la scomparsa dell'agenda rossa del 1992 che Borsellino portava sempre con sé, sulla quale annotava appunti e considerazioni del tutto riservati: quel pomeriggio del 19 luglio, con ogni probabilità, il magistrato la lasciò nella borsa rimasta nell'auto, dove sarebbe rimasta incustodita per qualche tempo dopo l'esplosione.

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