L’Anm si schiera con la famiglia Borsellino, Fdi chiede le dimissioni di Scarpinato
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Redazione Interno
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Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, ha rotto un silenzio che, nelle ultime ore, era diventato assordante. Pur mantenendo un profilo istituzionalmente cauto – “Non voglio entrare in nessuna delle due vicende, per rispetto istituzionale” – Tango ha voluto tracciare un limite netto, richiamandosi a un senso di decenza che prescinde dalle aule giudiziarie e dalle tribune politiche. “Sono vicino alla famiglia Borsellino, con la stima e l’affetto che abbiamo dimostrato in questi anni e che continueremo a dimostrare con i fatti”, ha dichiarato, riferendosi esplicitamente a Manfredi Borsellino, il figlio del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio. Una presa di posizione, la sua, che arriva dopo la pubblicazione delle intercettazioni – emerse nel corso dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta sul presunto depistaggio dell’indagine “mafia-appalti” – in cui l’ex magistrato Gioacchino Natoli, oggi indagato per favoreggiamento alla mafia, si lasciava andare a insulti pesanti e volgari nei confronti della memoria di Paolo Borsellino e dei suoi cari.
Se il mondo della magistratura, attraverso le parole del suo numero uno, ha scelto la strada della vicinanza umana alla famiglia, il fronte politico si è invece infiammato lungo le linee dello scontro quotidiano. A finire nel mirino, in queste ore, non è solo l’ex pm Natoli, ma soprattutto il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, ex collega di Natoli e oggi membro della Commissione parlamentare Antimafia. Le telefonate intercettate, e pubblicate da “Il Giornale”, “Il Tempo” e “Libero”, raccontano di un rapporto fitto tra i due: secondo le ricostruzioni, Scarpinato avrebbe “preparato il terreno” per l’audizione di Natoli davanti alla Commissione, suggerendo domande e risposte, un’attività che gli inquirenti nisseni non hanno esitato a definire potenzialmente “depistante”.
La reazione del centrodestra, in particolare di Fratelli d’Italia, è stata fulminea e corale. Il senatore Salvatore Sallemi ha attaccato senza mezzi termini i pentastellati, definendo “vergognoso” il tentativo di delegittimare i quotidiani che hanno pubblicato le intercettazioni; secondo Sallemi, Scarpinato, invece di “scatenare i suoi scagnozzi per provare a distrarre l’attenzione dalle sue vicende”, farebbe bene a rassegnare le dimissioni dalla commissione Antimafia. Una richiesta, quella delle dimissioni, che riecheggia anche nelle parole di Lucio Malan, capogruppo di FdI a Palazzo Madama: per Malan, la condotta del senatore è incompatibile con il ruolo di garante della legalità che dovrebbe ricoprire in una commissione delicata come quella antimafia.




