Corpo Il M5S difende Scarpinato e attacca i giornali, ma tra le toghe c’è chi lo stigmatizza per le frasi su Borsellino

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fango secondo i 5 stelle, il silenzio di Scarpinato e lo stigma delle toghe

Che i capigruppo del Movimento 5 Stelle parlino di “campagna di fango” contro il senatore Roberto Scarpinato era, in un certo senso, scontato; quello che colpisce, leggendo la nota diffusa da Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, è l’assenza quasi totale di un confronto diretto con il merito delle questioni sollevate. Per loro, insomma, le rivelazioni del Giornale e del Tempo sarebbero solo una “solita litania” o, peggio, una “operazione di distrazione di massa” orchestrata dalla maggioranza per nascondere chissà quali altri scheletri negli armadi. La replica, però, arriva immediata dal fronte opposto: l’editore Antonio Angelucci, rivendicando il presidio dell’articolo 21 della Costituzione, respinge al mittente l’accusa di delegittimazione, sostenendo anzi che nessuna democrazia sana potrebbe mai tollerare un simile attacco alla libertà di stampa.

Le 33 telefonate e l’audizione preparata a tavolino

Ma andiamo ai fatti concreti, perché è lì che la versione dei pentastellati inizia a scricchiolare pericolosamente. Al centro della bufera ci sono le numerose conversazioni – ben 33, come documentato dagli atti dell’inchiesta del procuratore di Caltanissetta – tra Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli. Il punto non è la confidenza tra due ex colleghi, quanto l’oggetto di quei dialoghi: secondo gli inquirenti, la “quasi totalità” di quelle telefonate non riguardava le indagini sul famoso filone “mafia-appalti”, bensì gli accordi su come gestire l’attività in Commissione Antimafia. Si parlava, insomma, di “alzare la palla” all’audito, di preparare le domande e le risposte per evitare che emergessero verità scomode su quel dossier che, a detta di Falcone e Borsellino, rappresentava la chiave di volta per capire le stragi del ’92.

E proprio sulla dinamica di quell’audizione emerge la prima, evidente incongruenza. I 5 Stelle sostengono che Natoli abbia chiesto di essere ascoltato di sua spontanea volontà; i documenti, e le stesse carte dell’inchiesta, raccontano una storia diversa, segnata cioè da una precisa regia politica. Scarpinato, invece di limitarsi a un ruolo istituzionale di controllo, si trasformava in un regista occulto, suggerendo a Natoli come raccontare la famosa riunione del 14 luglio 1992, nella quale si sarebbe discussa l’archiviazione parziale delle indagini sui rapporti tra mafia e grandi appalti. Il senatore, da parte sua, si è giustificato dicendo che voleva solo ristabilire una verità storica su quell’incontro; peccato che, a fronte delle nostre ripetute richieste di chiarimento, abbia scelto la via del silenzio, rifiutando di rispondere al telefono per evitare di spiegare perché la sua versione dei fatti cozzi con la realtà delle intercettazioni.

Le parole choc su Borsellino e la reazione della magistratura

Se il “metodo Scarpinato” rappresenta un vulnus politico non da poco, è il contenuto brutale di quei dialoghi a scatenare la reazione più dura, persino all’interno dell’ordine giudiziario. Perché quelle intercettazioni non rivelano solo un accordo politico, ma restituiscono il ritratto di un ambiente – quello di alcuni ex pm – in cui si parla di Paolo Borsellino e della sua famiglia con un livore inaudito. Le parole vergate dal pm Natoli sono pesantissime: definisce il giudice ucciso in via D’Amelio “un grande coglione”, mentre i figli Manfredi e Lucia vengono liquidati come “cretini” o peggio, persone “senza cervello”.

Di fronte a queste affermazioni – oggettivamente agghiaccianti per chiunque abbia a cuore la storia della Repubblica – il Movimento 5 Stelle ha risposto attaccando i giornali, senza mai prendere le distanze da chi ha insultato la memoria di un eroe nazionale. Una scelta, questa, che ha lasciato interdetti anche in ambienti solitamente poco inclini alla polemica politica. Tanto che è intervenuta persino Magistratura Indipendente, l’associazione sindacale dei pm, la quale ha espresso “rammarico per il tenore degli apprezzamenti” rivolti alla figura di Borsellino, stigmatizzando un linguaggio che offende non solo la famiglia, ma l’intera storia della lotta alla mafia. Un segnale, questo, che la difesa a oltranza messa in campo dai vertici grillini non solo non regge alla prova dei fatti, ma rischia di isolare Scarpinato anche tra quelle stesse toghe che un tempo ne avevano apprezzato l’operato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.