Blackout e caldo, da Arera rimborsi in bolletta fino a 300 euro. A Torino scatta l'ordinanza: porte chiuse con condizionatore acceso
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Redazione Interno
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L’ondata di calore eccezionale che in questi giorni sta interessando gran parte dell’Europa non mette a dura prova soltanto la salute delle persone, soprattutto le più fragili, ma anche l’intera infrastruttura elettrica, sottoposta a uno sforzo senza precedenti a causa del ricorso massiccio a condizionatori e sistemi di raffrescamento. Il risultato, puntuale come un rituale estivo, è una serie di blackout che colpiscono sia i grandi centri urbani che i piccoli borghi, con pesanti disagi per cittadini e attività commerciali.
In questo contesto, però, esistono strumenti di tutela per i consumatori, che vanno dai rimborsi automatici in bolletta fino a polizze assicurative specifiche per le imprese, mentre le amministrazioni locali cercano soluzioni immediate per contenere i consumi e scongiurare il collasso della rete.
Quando scatta l'indennizzo Arera e come funzionano i rimborsi
In caso di interruzione prolungata e non programmata della corrente elettrica, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha previsto un sistema di indennizzi automatici a favore degli utenti. Per le utenze domestiche, il rimborso scatta quando il blackout supera le otto ore consecutive nei comuni con più di cinquemila abitanti, mentre nei centri più piccoli il limite sale a dodici ore. L'importo parte da circa 35 euro e aumenta di 17 euro per ogni blocco di quattro ore aggiuntive di interruzione, fino a raggiungere un tetto massimo di 300 euro per le famiglie.
L'indennizzo viene accreditato direttamente in bolletta, solitamente entro 60 giorni dal disservizio, e non richiede alcuna richiesta formale da parte del cittadino, a patto che quest'ultimo sia in regola con i pagamenti.
Per le attività commerciali e le imprese, invece, gli importi riconosciuti sono più elevati, proprio per la natura dei danni economici subiti. Per le forniture fino a 100 kW, il rimborso parte da 150 euro, con incrementi di 75 euro ogni quattro ore, fino a un massimo di 1.000 euro; per le utenze oltre i 100 kW, la base è di 270 euro e si può arrivare fino a 6.000 euro. Anche in questo caso, le soglie minime di durata del blackout variano in base alla dimensione del comune.
Oltre a questi indennizzi automatici, che coprono il solo disagio dell'interruzione, l'utente che abbia subito un danno concreto ai propri apparecchi elettrici può presentare un reclamo formale al fornitore per chiedere un risarcimento aggiuntivo, corredando la richiesta con prove fotografiche e documentazione tecnica.
La protesta dei commercianti e le polizze contro i danni da blackout
A Torino, dove il caldo africano ha fatto registrare picchi di consumo record nello scorso weekend, con un prelievo giornaliero di 450 megawatt, la situazione è diventata critica al punto da innescare una protesta organizzata del settore della ristorazione. Un comitato di oltre cento attività tra bar, ristoranti, pizzerie e gelaterie ha inviato una lettera aperta al Comune, all'assessorato al Commercio e ai gestori della rete elettrica per denunciare una situazione ormai insostenibile, con perdite economiche ingenti dovute alla mancata conservazione degli alimenti e al calo della clientela.
Gli operatori chiedono interventi urgenti, agevolazioni sulle tasse comunali e azioni risarcitorie per i danni subiti, oltre a un monitoraggio più puntuale delle criticità della rete.
A fronte di questi rischi, le aziende possono tutelarsi stipulando apposite polizze assicurative. Le principali coperture disponibili sul mercato, come riporta un'analisi di, sono due: la prima protegge dalla perdita o dal deterioramento di alimenti e merci deperibili conservati in celle frigorifere, mentre la seconda, nota come business interruption, indennizza l'impresa per il mancato fatturato durante il periodo di inattività forzata.
Per una piccola attività di ristorazione, la sola garanzia per la mancata refrigerazione ha un costo annuo che parte da circa 70 euro, mentre per una diaria giornaliera di 500 euro in caso di fermo, il premio annuo si aggira intorno ai 72 euro.
L'ordinanza di Lo Russo: porte chiuse per risparmiare energia
Proprio per cercare di arginare i consumi e prevenire ulteriori blackout, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha firmato una nuova ordinanza rivolta agli esercizi pubblici. Il provvedimento, annunciato sui social, dispone che nelle giornate in cui Arpa Piemonte segnalerà il massimo livello di disagio da caldo, il livello 3, le attività commerciali siano tenute a chiudere le porte quando l'aria condizionata è in funzione, aprendole naturalmente per consentire l'ingresso e l'uscita dei clienti e le operazioni di carico e scarico delle merci.
Come ha spiegato lo stesso primo cittadino in un video, l'obiettivo è evitare sprechi energetici, visto che spesso si vedono negozi con l'impianto di raffrescamento acceso e le porte spalancate, un comportamento che sovraccarica inutilmente la rete elettrica.
Si tratta di una misura temporanea, legata alla straordinarietà della situazione climatica, che fa seguito a un'ordinanza precedente con cui il Comune aveva già imposto a Ireti, il gestore della rete, di predisporre un nuovo piano di emergenza per potenziare l'infrastruttura elettrica, giudicata inadeguata. La decisione arriva dopo giorni di tensione e di proteste da parte di ristoratori e negozianti, ma anche in un clima di scontro politico in Consiglio comunale, dove l'opposizione ha criticato la gestione dell'emergenza e il sindaco ha difeso la necessità di un intervento immediato.
La misura, che mira a responsabilizzare tutti i cittadini di fronte a eventi climatici sempre più estremi, punta a ridurre il carico sulla rete proprio nei momenti più delicati, sperando nella piena collaborazione degli esercenti.




