La sindaca di Merano e il rifiuto del tricolore: una polemica che divide
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Redazione Interno
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Katharina Zeller, neosindaca di Merano eletta con il sostegno del Südtiroler Volkspartei (Svp), ha scatenato un acceso dibattito dopo aver rimosso la fascia tricolore durante la cerimonia di insediamento. Figlia d’arte – sua madre è la senatrice Svp Julia Unterberger, mentre il padre, Karl Zeller, è stato a lungo senatore – la Zeller è riuscita a vincere il ballottaggio grazie all’appoggio della candidata del centrosinistra, Ulrike Ceresara, e dello stesso Partito Democratico. Un risultato che, però, è stato presto oscurato dal gesto simbolico che ha riacceso antiche tensioni identitarie.
Merano, cittadina nota per il suo fascino turistico tra ippodromi, terme e produzioni enogastronomiche, non era finita sotto i riflettori nazionali da tempo. L’ultima volta risaliva al 1996, quando un caso di cronaca nera aveva attirato l’attenzione dei media. Oggi, invece, a far discutere è la scelta della prima cittadina, che ha interpretato il gesto di indossare il tricolore come una “microaggressione patriarcale”, secondo le parole sue e della consigliera Antonella Costanzo. Una tesi respinta con fermezza da Dal Medico, che aveva precedentemente apposto il medaglione comunale senza suscitare proteste.
La reazione non si è fatta attendere. Guido Giordana, sindaco di Valdieri, ha inviato una lettera aperta in cui invoca una condanna netta del comportamento della Zeller, definendolo “anti-italiano”. «Perché – si chiede – non si prende posizione in nome della Resistenza e della Costituzione, come è stato fatto in passato contro altri amministratori?». Il riferimento è alle polemiche che avevano coinvolto lo stesso Giordana, accusato di non aver promosso una celebrazione unitaria della Liberazione. Ora, la domanda è se l’Anpi e i sindaci delle città piemontesi, da Cuneo ad Alba, intendano muoversi in modo analogo contro chi, rifiutando il simbolo nazionale, riapre ferite mai del tutto sanate.
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