D’Artagnan, il quarto moschettiere forse sepolto in una chiesa olandese: ritrovati quelli che potrebbero essere i suoi resti
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Redazione Esteri
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Che il personaggio di d’Artagnan, reso immortale dalla penna di Alexandre Dumas, affondasse le sue radici in una figura storica realmente esistente è circostanza nota agli appassionati; ciò che invece continua a sfuggire – o meglio, a sfidare gli studiosi – è la collocazione esatta dei suoi resti mortali. A gettare nuova luce su questo secolare enigma potrebbe essere ora un ritrovamento avvenuto nei Paesi Bassi, laddove il caso, come spesso accade nelle vicende archeologiche, ha mescolato i piani della casualità con quelli di una verità che si credeva ormai irrimediabilmente perduta. In una chiesa di Maastricht, un comune al centro della regione del Limburgo, il cedimento di alcune piastrelle – conseguenza di un dissesto del pavimento risalente allo scorso febbraio – ha aperto una cavità nel terreno della navata, rivelando uno scheletro umano che, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe appartenere a Charles de Batz de Castelmore, il celebre moschettiere noto appunto come d’Artagnan.
Un mistero lungo secoli riemerge dal pavimento della chiesa dei Santi Pietro e Paolo
L’edificio in questione, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, vanta origini medievali ed era stata oggetto di recenti interventi di manutenzione; è stato proprio durante questi lavori, finalizzati a riparare il dissesto del pavimento, che gli operai si sono imbattuti in un vuoto sotterraneo, all’interno del quale giaceva uno scheletro perfettamente conservato. I media olandesi, ripresi poi dall’Ansa, hanno dato ampio risalto alla scoperta, sottolineando come essa possa rappresentare un punto di svolta per la ricostruzione storica della figura di d’Artagnan, uomo di fiducia di Luigi XIV. Di lui si sapeva, grazie alla documentazione d’archivio, che ricopriva funzioni delicate per conto del sovrano: spionaggio, missioni segrete e la protezione del re costituivano il cuore del suo incarico, quasi fosse un’ombra armata al servizio della corona. La sua morte, avvenuta nel 1673 durante l’assedio di Maastricht, è da sempre considerata dagli storici il momento in cui la leggenda ha iniziato lentamente a sovrapporsi alla realtà, rendendo incerta perfino l’ubicazione della sua sepoltura.
Dna e documenti per sciogliere il nodo che lega storia e letteratura
L’identificazione dello scheletro, va da sé, non potrà prescindere da un’analisi del Dna e da un incrocio con le fonti storiche che ancora oggi gli studiosi tentano di ricomporre. Sebbene la prudenza sia d’obbligo – e gli stessi ricercatori coinvolti abbiano parlato di un’ipotesi affascinante ma ancora da verificare –, la posizione del rinvenimento, all’interno di una chiesa della città dove il moschettiere perse la vita, rappresenta un indizio di notevole peso. La figura del quarto moschettiere, quella che Dumas rese celebre come spalla di Athos, Porthos e Aramis, è per sua natura sospesa tra il rigore della cronaca seicentesca e la libertà della finzione letteraria; tuttavia, per gli storici, l’eventuale conferma che quei resti appartengano proprio a d’Artagnan costituirebbe non solo un fatto di rilevanza accademica, ma anche la possibilità di restituire dignità materiale a un uomo che, pur avendo ispirato uno dei romanzi più letti al mondo, aveva finito per smarrire i propri confini biografici nel mito.
Un ritrovamento che riaccende l’interesse tra fede, storia e turismo culturale
Le reazioni, per ora, si concentrano sul valore archeologico della scoperta, avvenuta in un contesto – quello della chiesa – che aggiunge una stratificazione simbolica ulteriore. L’edificio religioso, che da secoli costituiva un luogo di culto per la comunità locale, si è così trovato al centro di un’attenzione che travalica i confini nazionali, richiamando l’interesse di storici, studiosi di letteratura e operatori del settore turistico. Il fascino che d’Artagnan esercita, alimentato in egual misura dalla prosa di Dumas e dalle innumerevoli trasposizioni cinematografiche, rende questa vicenda un caso esemplare di come il passato, quando riaffiora in modo inaspettato, possa ridefinire il rapporto tra un luogo e la propria identità. Per Maastricht, città legata alla memoria dell’assedio del 1673, la possibilità di ospitare la sepoltura del celebre moschettiere rappresenta un tassello in grado di ricucire un’antica cesura storica, offrendo finalmente una risposta concreta a un interrogativo che da più di tre secoli attendeva di essere sciolto sotto la polvere di una navata.




