D’Artagnan, lo scheletro ritrovato in Olanda dopo 350 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sotto il pavimento di una chiesa del XIII secolo, a Maastricht, forse giace da trecentosessant’anni colui che Alexandre Dumas rese immortale come il quarto moschettiere. Charles de Batz de Castelmore, questo il vero nome del soldato guascone divenuto braccio destro di Luigi XIV, potrebbe essere riemerso dal terreno grazie al cedimento di alcune piastrelle nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, un cedimento che ha portato alla luce uno scheletro che gli studiosi – dopo anni di ricerche – identificano con il celebre capitano dei moschettieri. La notizia, diffusa dall’emittente olandese L1 Nieuws e ripresa da diversi media come DutchNews, si basa sulle dichiarazioni del diacono Jos Valke, il quale ha aperto la possibilità che i resti appartengano proprio al militare francese caduto in battaglia nei pressi della città, il 25 giugno del 1673.

La teoria della storica francese e la sepoltura d’emergenza

La scoperta rilancia l’ipotesi formulata nel 2008 dalla studiosa francese Odile Bordaz, una ricercatrice che da tempo segue le tracce del moschettiere. Era stata lei a sostenere che d’Artagnan, morto durante l’assedio di Maastricht, fosse stato sepolto in fretta, secondo le consuetudini militari del tempo, senza i fasti che pure la sua carriera – era stato una figura chiave alla corte del Re Sole – avrebbe suggerito. Il luogo individuato dalla storica coincideva con la chiesa adiacente all’accampamento francese di Wolder, una struttura religiosa che nei secoli successivi ha subito modifiche e crolli, finendo per nascondere il piano di calpestio originario sotto strati di intonaco e mattonelle. Il recente crollo di alcune di queste piastrelle ha permesso di accedere a uno strato archeologico rimasto intatto, dove lo scheletro è stato rinvenuto.

Le ossa emerse dal pavimento e i prossimi accertamenti

I resti, che sono stati portati alla luce lo scorso febbraio, giacciono ora al centro di un’indagine che intreccia storia militare e analisi scientifiche. A rendere concreta la speranza dei ricercatori è proprio la posizione del sepolcro, individuato in quella che un tempo era la navata della chiesa, un luogo compatibile con le sepolture d’urgenza riservate ai militari di alto rango caduti in combattimento. Non si tratta di una tomba monumentale, ma di uno spazio angusto, un dettaglio che si accorda con la narrazione della morte in battaglia – d’Artagnan fu colpito da una palla di moschetto durante l’assalto a una delle porte della città – e con l’esigenza di dare sepoltura immediata ai corpi in un contesto di guerra. Il passo successivo, ora atteso, è rappresentato dai test del Dna e da una serie di analisi antropologiche che dovranno confermare se le ossa appartengano effettivamente a un uomo della sua età – ne aveva quarantadue al momento della morte – e con le caratteristiche fisiche corrispondenti a quelle dei membri della sua famiglia, in particolare confrontandole con eventuali reperti attribuibili al casato dei de Batz de Castelmore.

Dalla storia alla leggenda, il ritorno del moschettiere

A rendere il ritrovamento particolarmente suggestivo è lo scarto tra la dimensione storica del personaggio – quello che fu capitano dei moschettieri e governatore di Lille, nonché fedelissimo di Luigi XIV – e la sua trasfigurazione letteraria. Il volgo lo conosce come d’Artagnan, nome di battaglia che gli è rimasto cucito addosso dopo la pubblicazione dei romanzi di Dumas, ma i documenti dell’epoca lo chiamano sempre Charles de Batz, un nobile guascone che fece carriera nella Maison du Roi. Ora, a distanza di oltre tre secoli, la sua vicenda torna a intersecarsi con la geografia di Maastricht, città olandese che fu teatro del suo ultimo assalto. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, oggi sottoposta a lavori di restauro, si trova in una zona che al tempo era al confine tra l’accampamento francese e le fortificazioni olandesi, un luogo di frontiera che ha preservato fino a oggi una testimonianza che gli archivi avevano dato per dispersa. Se le analisi genetiche dovessero confermare l’identità, lo scheletro diventerebbe il punto di congiunzione tra la biografia reale del moschettiere e la leggenda che ne ha fatto un simbolo della letteratura europea, restituendo alla storia un che la tradizione – e la fretta di un assedio – avevano nascosto sotto le mattonelle di una chiesa di provincia.

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