Sanità, Schillaci prova a smantellare il mito: “La riforma non cancella i medici, li libera dal carico inutile”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La professione del medico di famiglia ha perso attrattività negli anni, sommersa da un carico burocratico asfissiante e condannata a un isolamento professionale che allontana i giovani, i quali guardano con crescente interesse ad altre specialità. Questa la fotografia impietosa scattata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, mentre il governo mette a punto il decreto d’urgenza che ridisegnerà le sorti della medicina generale. Un provvedimento, come spiega il titolare del dicastero, che non solo non intende smantellare le certezze esistenti, ma mira anzi a "liberare tutto il potenziale" di una figura ritenuta fondamentale per il Servizio sanitario nazionale.

Le cifre che impongono lo stop a un modello logoro

L’urgenza della riorganizzazione, stando alle bozze circolate negli ultimi giorni, deriva da un dato oggettivo e ineludibile: la piramide dell’assistenza territoriale scricchiola sotto il peso della cronicità e di una domanda di salute mutata. La riforma, attesa per il Consiglio dei ministri entro fine mese, parte dal presupposto che reggere un ambulatorio da soli non sia più sufficiente. L’obiettivo dichiarato è quello di portare i professionisti all’interno delle 1.038 Case di Comunità finanziate dal Pnrr, strutture aperte fino a 20 ore dove il medico lavorerà in équipe con infermieri e specialisti. Un cambio di passo necessario, secondo il ministro, per svuotare quei pronto soccorso spesso intasati non per colpa dei cittadini, ma a causa di "un mondo che è cambiato" mentre il sistema arrancava.

La doppia strada tra dipendenza e convenzione riformata

Nel dettaglio del provvedimento, spicca l’introduzione di un assetto a doppio canale che cerca di superare l’attuale Accordo collettivo nazionale. Da una parte, i medici potranno restare lavoratori autonomi, ma saranno obbligati a dedicare sei ore settimanali alle Case di Comunità, abbandonando l’idea del rapporto esclusivo e fiduciario che li legava unicamente al proprio studio. Dall’altra, si apre il vaso di Pandora della dipendenza: chi lo desidera potrà firmare un contratto da impiegato pubblico, percependo uno stipendio più legato ai risultati e agli obiettivi raggiunti, che alla quantità di pazienti in lista. Si tratta di una rivoluzione silenziosa, se si considera che il grosso della retribuzione attuale del medico di base è una quota fissa che prescinde dalle prestazioni effettivamente erogate.

I pediatri e il fronte della prevenzione fino a 18 anni

Ma la riforma non riguarda esclusivamente i medici degli adulti. La bozza del decreto, che dovrà ricevere il via libera dalle Regioni atteso per l’11 maggio, interviene pesantemente anche sulla pediatria di libera scelta. I dati parlano chiaro: al 1° gennaio 2025, i 6.284 pediatri in servizio avevano in carico oltre 5,7 milioni di bambini, ma solo il 40% di questi rientrava nella cosiddetta "età di esclusiva". Per questo, Schillaci spinge per estendere l’assistenza fino al compimento del diciottesimo anno, una misura che il ministro ha recentemente definito "strategica" per evitare che i giovani interrompano i percorsi di cura in una fase delicata della crescita come l’adolescenza. Una scelta che, per quanto condivisibile sul piano clinico, comporterà un esborso stimato di oltre 500 milioni di euro e la necessità di inserire circa 1.300 nuovi specialisti.

Le trasformazioni universitarie e lo scontro sindacale

Come se non bastasse, il governo intende rivoluzionare la formazione alla base, trasformando i corsi regionali triennali in una vera e propria specializzazione universitaria della durata di quattro anni, con borse di studio dignitose. "La domanda vera non è se riformare, ma se farlo con coraggio o demagogia", ha chiosato Schillaci, consapevole della levata di scudi che attende lui e la premier Giorgia Meloni. Le associazioni di categoria storcono il naso di fronte a quella che percepiscono come una "burocratizzazione" del rapporto fiduciario. In particolare, il principale sindacato di categoria ha già parlato di provvedimenti "inattuabili e pericolosi", paventando il rischio che la clausola della specializzazione escluda di fatto l’attuale generazione di professionisti dal passaggio al nuovo modello, creando un esodo di massa nelle zone già sprovviste di assistenza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.