Juve, la rimonta di Vigo tra luci e ombre: Sarr dominatore, Koopmeiners ancora opaco
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Redazione Sport
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La vittoria in rimonta contro il Celta Vigo ha consegnato alla Juventus il primo posto nella fase campionato di Europa League dopo due giornate, ma la trasferta spagnola ha offerto a Luciano Spalletti un quadro assai più articolato di semplici tre punti.
Il 2-1 del Balaidos, firmato dalle reti di Nick Woltemade e Randall Kolo Muani, ha confermato la capacità della squadra di reagire a uno svantaggio iniziale, circostanza che non si verificava da 320 giorni e quattordici partite, e ha rilanciato il rendimento della coppia d'attacco che fino a poche settimane appariva il principale punto interrogativo della stagione bianconera. Accanto a questi segnali incoraggianti, però, sono emerse criticità che il tecnico toscano dovrà necessariamente affrontare prima del prosieguo del cammino europeo e del confronto di campionato con la Lazio.
La regia di Sarr e la solidità ritrovata
Il centrocampo bianconero ha trovato in Sarr il proprio punto di riferimento, soprattutto nella ripresa, quando il giocatore ha cambiato registro rispetto a una prima frazione di gara trascorsa tra difficoltà di filtro e una certa leggerezza nei contrasti. La sua capacità di unire quantità e qualità, di spezzare le ripartenze avversarie e al tempo stesso di impostare con precisione, ha permesso alla Juventus di alzare il baricentro e di schiacciare progressivamente il Celta Vigo nella propria metà campo.
Accanto a lui, la prestazione di Cambiaso è cresciuta con il passare dei minuti, fino al cross che ha permesso a Kolo Muani di firmare il gol decisivo in pieno recupero. La difesa, dopo una prima frazione confusa e attraversata da errori individuali piuttosto evidenti, ha trovato maggiore compattezza con l'ingresso di Bremer e Lucumì, i quali hanno restituito ordine a un reparto che aveva concesso troppo spazio alle trame offensive dei galiziani.
Koopmeiners e la frattura con il resto della manovra
Se da un lato la ripresa ha mostrato una Juventus capace di cambiare passo, dall'altro ha confermato le difficoltà di Koopmeiners, ancora una volta lontano dal rendimento che ci si attendeva da un giocatore chiamato a dare qualità e sostanza alla manovra. L'olandese ha avuto due buone occasioni nel corso della partita, ma in entrambi i casi è mancata la cattiveria necessaria per concludere verso la porta avversaria, e la sua gestione del pallone è apparsa troppo compassata, quasi timorosa di assumersi la responsabilità della giocata decisiva.
Spalletti, nel dopo partita, ha ammesso che ci si aspettava da lui una prestazione di altro livello in una competizione come l'Europa League, lontano dalle pressioni del campionato, e il fatto che l'allenatore abbia scelto di sostituirlo a poco più di dieci minuti dalla fine suggerisce che la pazienza nei confronti del centrocampista non sia illimitata. La sensazione è che Koopmeiners stia attraversando un periodo di smarrimento tattico, nel quale fatica a trovare la posizione giusta tra la costruzione dal basso e l'inserimento senza palla.
Il caso Conceiçao e la panchina che scricchiola
A rendere più complicata la serata bianconera è stata la reazione di Conceiçao al momento della sostituzione. Il portoghese, richiamato in panchina da Spalletti, ha manifestato la propria irritazione con gesti plateali, prendendo a pugni una poltrona prima di dirigersi verso gli spogliatoi. L'episodio non è passato inosservato, e lo stesso allenatore ha commentato la vicenda con una frase che non lascia spazio a interpretazioni: secondo Spalletti, il giocatore farebbe meglio a essere arrabbiato con se stesso, dal momento che la sua prestazione non era stata all'altezza delle aspettative.
La questione assume un peso particolare perché Conceiçao, arrivato con grandi premesse, non è ancora riuscito a lasciare il segno in modo continuativo, e la concorrenza nel suo ruolo si sta facendo sempre più agguerrita. Il suo nervosismo, più che un semplice sfogo momentaneo, sembra riflettere la consapevolezza di non essere riuscito a conquistare quella centralità che pure gli era stata prospettata all'inizio della stagione.
Woltemade e Kolo Muani, una coppia che funziona
Il dato più significativo emerso dal Balaidos riguarda senza dubbio il rendimento dei due attaccanti, entrambi a segno in una partita di coppa dopo un avvio di stagione nel quale erano stati oggetto di critiche piuttosto pesanti. Woltemade ha sfruttato un errore evidente della difesa avversaria per firmare il pareggio, ma la sua prestazione è stata caratterizzata anche da sponde e movimenti utili a legare il gioco offensivo, mentre Kolo Muani, entrato dalla panchina, ha confermato la tendenza a segnare nei momenti decisivi, come già accaduto in campionato contro il Cagliari.
La convivenza dei due centravanti, sperimentata da Spalletti nella parte finale della gara, ha prodotto un impatto immediato sulla capacità della Juventus di attaccare l'area avversaria con maggiore continuità, e potrebbe rappresentare una soluzione stabilmente percorribile nelle prossime settimane. Il fatto che entrambi abbiano trovato la via del gol in una serata complicata costituisce per l'allenatore un motivo di sollievo non secondario, considerando che l'efficacia del reparto offensivo era stata messa in discussione con insistenza.
Un primo tempo da dimenticare
La prima frazione di gara ha messo in evidenza tutti i limiti di una squadra che fatica a entrare in partita con la giusta determinazione. Il Celta Vigo è passato in vantaggio dopo diciotto minuti al termine di un'azione nella quale la retroguardia bianconera ha mostrato una serie di incertezze difficilmente giustificabili a questo livello, tra anticipi sbagliati e marcature allentate. La reazione, nella parte conclusiva del primo tempo, è stata quasi inesistente, e solo nella ripresa la Juventus ha trovato la forza e l'organizzazione per ribaltare il risultato.
Spalletti ha parlato di un approccio mentale sbagliato, e l'analisi trova conferma nelle dichiarazioni di chi ha seguito la partita da vicino, che hanno sottolineato come la squadra sia entrata in campo con un atteggiamento remissivo prima di cambiare completamente registro dopo l'intervallo. Il rischio, qualora questa tendenza dovesse ripetersi contro avversari più attrezzati, è quello di compromettere partite che sulla carta appaiono alla portata.
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