Sarr dominatore, il solito Koop, gioco lento: tre note positive e tre negative per la Juve dopo Vigo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non solo la vittoria in rimonta che vale il primo posto nella fase campionato di Europa League dopo le prime due giornate e il rendimento della strana coppia Woltemade-Kolo Muani che continua a dare risposte convincenti. Dalla trasferta di Vigo, Luciano Spalletti torna con almeno altri tre aspetti positivi e tre negativi con cui fare i conti. Analizziamoli punto per punto, partendo da un dato che la dice lunga sulla capacità della squadra di restare in partita anche quando le cose si mettono male.

Il tabù della rimonta spezzato dopo 320 giorni

Erano 320 giorni, esattamente quattordici partite, che la Juventus non riusciva a vincere una gara dopo essere andata sotto nel punteggio. L'ultimo precedente risaliva al 29 novembre 2025, quando una doppietta di Yildiz aveva ribaltato il vantaggio del Cagliari al Stadium. Contro il Celta Vigo, sotto dopo diciotto minuti per la rete di Hugo Alvarez, i bianconeri hanno trovato la forza di reagire prima con Woltemade e poi, in pieno recupero, con Kolo Muani, subentrato dalla panchina.

Un dato che assume un peso specifico notevole, perché racconta di una squadra che ha smesso di accontentarsi e che, almeno in Europa, sembra aver ritrovato quella reattività che in campionato era mancata in più di un'occasione.

La mediana ritrova un punto di riferimento

Se c'è un giocatore che ha lasciato Vigo con il sorriso, è senza dubbio Sarr. Il centrocampista ha disputato una partita di sostanza e personalità, cambiando registro nella ripresa: dopo un primo tempo in cui ha smistato palloni con ordine, nella seconda frazione ha alzato il baricentro e si è preso la scena con strappi e recuperi che hanno permesso alla Juventus di schiacciare gli spagnoli nella loro metà campo. Non è un caso che il pareggio sia arrivato proprio quando la sua energia ha iniziato a fare la differenza.

In una mediana che ha faticato a trovare continuità in questa prima parte di stagione, la sua prestazione rappresenta un segnale importante per Spalletti, che ha bisogno di certezze in un reparto dove le alternative non sono infinite.

Il problema del gioco resta irrisolto

Spalletti non ha usato giri di parole nel dopo partita: «Siamo stati lenti in tutte le fasi: per dinamismo e qualità di gioco si è fatto meglio a Cagliari che a Vigo». Un'autocritica severa, che fotografa una realtà evidente anche a chi ha visto la gara senza il filtro del risultato. Il Celta Vigo, squadra ordinata ma non certo di prima fascia, ha costretto i bianconeri a rincorrere per lunghi tratti, trovando spazi tra le linee e costringendo la retroguardia a ricomposizioni affannose.

La manovra juventina è apparsa prevedibile, spesso orizzontale, priva di quelle verticalizzazioni che servirebbero per attaccare le difese schierate. Il possesso palla fine a sé stesso non basta, e contro avversari più strutturati il conto rischia di presentarsi salato.

Koopmeiners, l'occasione mancata e la fiducia che vacilla

Il centrocampista olandese è stato uno dei più discussi dopo la gara di Vigo. Schierato da playmaker, ha avuto due buone occasioni nel primo tempo ma le ha gestite con una timidezza che stride con il ruolo e con le aspettative. Spalletti, interrogato sul suo rendimento, ha parlato di un giocatore che «non ha la tranquillità perché gioca poco e perché anche lui si sente sotto osservazione di continuo».

Una spiegazione che suona quasi come una giustificazione, ma che non cancella il problema: in un centrocampo che fatica a produrre gioco, Koopmeiners dovrebbe essere uno degli uomini chiamati a dare qualità, e invece continua a vagare ai margini della manovra senza mai prendere in mano le redini. Il suo rendimento resta uno dei nodi irrisolti di questo avvio di stagione.

La coppia che funziona solo a metà

I numeri raccontano una storia curiosa: Kolo Muani ha segnato tre gol in questa stagione, tutti e tre quando al suo fianco c'era Woltemade. Il francese, da solo al comando dell'attacco, non ha ancora trovato la porta in oltre quattrocento minuti di gioco; in coppia con il tedesco, la sua media realizzativa scende a un gol ogni trentotto minuti. Il problema, però, è che Spalletti li ha utilizzati insieme solo a partita in corso, quasi mai dall'inizio. A Vigo Woltemade è partito titolare e ha segnato, Kolo Muani è entrato nella ripresa e ha deciso il match.

La tentazione di vederli insieme dal primo minuto è forte, ma il tecnico finora ha preferito gestirli separatamente, forse per non scoprirsi troppo a centrocampo. Contro la Lazio, domenica all'Allianz Stadium, la tentazione potrebbe diventare scelta concreta.

Conceição e la rabbia che non aiuta

Il portoghese è uscito al settantesimo minuto visibilmente nervoso, e Spalletti non ha gradito: «Gli conviene essere arrabbiato con sé stesso, altrimenti se ne può parlare insieme». Una frase che suona come un richiamo pubblico, il tipo di messaggio che un allenatore manda quando ritiene che l'atteggiamento di un giocatore stia diventando un problema per il gruppo.

Conceição continua a mettere in mezzo palloni interessanti ma il suo rendimento oscilla tra lampi e lunghi periodi di invisibilità, e la concorrenza di Zhegrova, pronto a riprendersi un posto da titolare, non gli lascia margini di tranquillità. La sua reazione emotiva, più che la prestazione, è ciò che è rimasto impresso della sua serata spagnola.

La difesa balla e Kalulu si perde

Il gol del Celta nasce da un anticipo sbagliato di Kalulu su Jutgla, un errore che ha innescato il tiki-taka galiziano e permesso a Hugo Alvarez di battere Vicario. Il difensore francese ha poi cercato di rimediare nella ripresa con qualche affondo, ma la sua prestazione resta segnata da quella disattenzione iniziale. Non è un caso isolato: la retroguardia juventina ha concesso spazi e tempi di gioco che contro avversari più cinici potrebbero costare caro.

La sensazione è che il reparto manchi ancora di quella compattezza e di quella capacità di leggere le situazioni che dovrebbe essere il presupposto di ogni squadra che ambisce a restare in alto. Contro la Lazio, che arriva a Torino con il miglior avvio di sempre in Serie A, servirà ben altro.

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