Legge elettorale, Tajani apre alle preferenze ma frena: "Prima un confronto nel centrodestra"
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Redazione Interno
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La riunione dei senatori di Forza Italia convocata a Palazzo Madama per discutere la nuova legge elettorale si è trasformata in un vero e proprio processo alla linea politica del segretario Antonio Tajani. Un'ora di interventi critici, alcuni dei quali particolarmente pesanti, da parte degli esponenti più vicini a Marina Berlusconi, che hanno messo in discussione non solo il merito delle modifiche da apportare al testo, ma anche la strategia con cui il partito intende affrontare la prossima battaglia in Aula.
Al centro dello scontro, come prevedibile, la questione delle preferenze, che Fratelli d'Italia intende reinserire nel provvedimento dopo l'approvazione alla Camera, ma la tensione ha rapidamente investito anche i metodi e gli equilibri interni al gruppo azzurro.
La linea di Tajani e l'apertura alle preferenze
Nel tentativo di ricomporre il fronte interno e dare una direttiva chiara ai suoi, Tajani ha preso la parola per illustrare quella che, a suo avviso, dovrebbe essere la posizione ufficiale del partito. "Si è parlato della legge elettorale, è stato deciso che un eventuale emendamento che inserisca il tema delle preferenze può essere esaminato in maniera positiva", ha dichiarato il segretario al termine dei lavori, cercando di smussare gli angoli di uno scontro che rischiava di minare la coesione del gruppo.
Tuttavia, la sua apertura è apparsa fin da subito cautelativa e subordinata a una condizione precisa: "Noi vogliamo che prima del deposito dell’emendamento ci sia un confronto tra le forze di centrodestra con l’obiettivo di trovare un accordo, perché anche noi abbiamo alcune cose da proporre per modificare la legge, senza poi doverlo fare in Aula".
Lo scontro interno e le critiche alla gestione
La riunione dei senatori azzurri, che doveva servire a mettere a punto la strategia, si è invece rivelata un momento di forte tensione, con interventi che hanno messo in discussione l'autorevolezza del segretario. Gli esponenti più legati a Marina Berlusconi, in particolare, hanno espresso un malcontento profondo, accusando Tajani di non avere una linea chiara e di subire le iniziative degli alleati, in primis quelle di Fratelli d'Italia.
È emersa una spaccatura che va oltre il semplice merito tecnico della riforma elettorale, toccando il delicato nodo della leadership e della capacità di Forza Italia di incidere sulle scelte della coalizione. La posizione di Tajani, che da un lato non vuole votare contro le preferenze in maniera palese per non rompere con il centrodestra, ma dall'altro cerca di guadagnare tempo e spazio di manovra, è sembrata a molti senatori troppo debole e rinunciataria.
La posizione del governo e il ruolo di Casellati
In questo clima di fibrillazione interna, è arrivato anche il commento della ministra per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, che ha cercato di sdrammatizzare e riportare il dibattito sul piano tecnico. Interpellata sull'emendamento che Fratelli d'Italia potrebbe formalizzare a Palazzo Madama, Casellati ha ribadito la bontà dell'impianto attuale della legge, definendolo "un buon impianto", ma ha comunque lasciato aperta una porta alla valutazione delle proposte altrui: "Vediamo la loro proposta, siamo aperti a valutare".
Le sue parole, pronunciate al termine della riunione del gruppo di Forza Italia al Senato, sembrano voler gettare un ponte tra le diverse anime del partito e tra queste e gli alleati, nella speranza di ricucire lo strappo prima che il confronto si sposti nell'emiciclo.
Le sfide dell'emendamento e gli equilibri di coalizione
La partita sulla legge elettorale si gioca ora tutta sulla capacità del centrodestra di trovare una sintesi prima del deposito degli emendamenti. La richiesta di Tajani di un confronto preventivo è un tentativo di evitare che la discussione in Aula diventi un'ennesima resa dei conti pubblica, che metterebbe in luce le fragilità della maggioranza.
L'inserimento delle preferenze, in particolare, è un tema storicamente complesso per Forza Italia, dove convivono correnti che le vedono come uno strumento di democrazia interna e chi, invece, le considera un pericoloso moltiplicatore di conflitti e personalismi.
La mediazione, se mai ci sarà, dovrà passare attraverso un emendamento condiviso che possa tenere insieme le istanze dei vari partiti, ma la strada appare in salita, come dimostrano le accese polemiche di queste ore che hanno trasformato una riunione di partito in un vero e proprio scontro generazionale e politico all'interno di Forza Italia.
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