Legge elettorale, intesa nel centrodestra sulle preferenze con correttivo di genere. Ma è polemica
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Redazione Interno
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E intesa fu. Il centrodestra, dopo la riunione tra gli sherpa tenutasi ieri a Via della Scrofa e il successivo vertice dei leader a casa della premier Giorgia Meloni, ha trovato l'accordo per presentare al Senato un emendamento unitario che introduce il voto di preferenza nello "Stabilicum".
La fumata bianca, arrivata al termine di un incontro che ha visto protagonisti Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, ratifica la pace sulla riforma elettorale, con l'obiettivo di mettere a punto la road map per la ripresa dei lavori parlamentari a settembre e navigare compatti verso la fine della legislatura.
Il testo, che sulla falsariga del modello toscano prevede capilista bloccati e la possibilità per l'elettore di esprimere fino a tre preferenze su una lista di sei nomi, viene riproposto a Palazzo Madama con una modifica volta a rafforzare l'alternanza di genere, un tema che aveva acceso aspre polemiche durante il primo passaggio alla Camera.
Il contenuto dell'accordo e la novità sull'alternanza
Nel dettaglio, l'emendamento che il centrodestra depositerà entro il termine dell'1 settembre ricalca quello già bocciato a sorpresa il 14 luglio a Montecitorio per un solo voto, con una correzione mirata a rispondere alle critiche sulla rappresentanza femminile. La sostanza prevede che nei listini per la parte proporzionale vi sia un capolista bloccato, seguito da altri nominativi per i quali l'elettore potrà esprimere la propria preferenza, con l'obbligo di scegliere almeno un candidato di genere diverso.
La principale novità, rispetto al precedente tentativo, risiede nell'estensione dell'alternanza di genere anche ai capilista: nella nuova formulazione, il secondo nome in lista dovrà essere di sesso diverso rispetto al capolista. Tuttavia, a fronteggiare le critiche sull'effettiva portata di questo correttivo, rimane ferma la regola del 60-40 come tetto per il genere sovrarappresentato, applicata però solo ai listini bloccati legati al premio di maggioranza, e non ai capilista dei collegi plurinominali dove scatta la preferenza.
Le reazioni politiche e i dubbi sulla parità sostanziale
L'intesa, se da un lato sancisce il ritorno alla compattezza della coalizione e porta a casa il risultato tanto caro a Fratelli d'Italia e Noi Moderati, dall'altro ha immediatamente scatenato un vespaio di polemiche, sia tra le opposizioni che all'interno dello stesso schieramento di governo.
L'emendamento, nonostante le rassicurazioni sulla parità di genere, rischia di rivelarsi una "farsa" peggiorativa rispetto al Rosatellum, come lo ha definito la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga, poiché non imporrebbe un equilibrio complessivo sui capilista bloccati, le posizioni più favorevoli per l'elezione.
Il timore, condiviso da molte parlamentari di Forza Italia come Isabella De Monte, è che la modifica, riducendosi a un mero vincolo sul secondo nome in lista (che non verrà eletto automaticamente ma tramite preferenze), non aggiunga nulla alla concreta rappresentanza femminile, lasciando ai partiti la possibilità di blindare solo uomini nei posti che contano.
Le tempistiche e le prossime mosse a Palazzo Madama
L'accordo siglato a pochi giorni dalla pausa estiva fissa ora la scadenza al primo settembre per la presentazione degli emendamenti, con la commissione Affari Costituzionali del Senato che riprenderà i lavori all'inizio del mese per poi approdare in Aula il 9 settembre. L'obiettivo dichiarato dalla maggioranza, che stavolta si presenterà compatta con un testo firmato da tutte le forze di coalizione per evitare le defezioni dei franchi tiratori, è quello di ottenere l'approvazione entro metà settembre per poi trasmettere il provvedimento alla Camera per la terza lettura.
Il fatto che a Palazzo Madama non sia previsto il voto segreto, che aveva invece favorito la bocciatura a Montecitorio, rappresenta per il centrodestra una garanzia in più per il buon esito del provvedimento, sebbene le tensioni sulla reale portata delle quote rosa e i malumori delle parlamentari continuino a gravare sull'atmosfera, tanto che uno degli sherpa ha commentato che la pace interna "non è durata neanche 24 ore".
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