Palermo blindata per il matrimonio di Dua Lipa, la rivolta dei residenti: «La città non è in affitto»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il weekend che doveva essere una vetrina internazionale per Palermo si è trasformato in un presidio a cielo aperto. Da giovedì, il via vai di tir e furgoni in piazza Croce dei Vespri – dove si montano consolle per dj set e luminarie – ha anticipato l'assedio mediatico che circonda le nozze da un milione e mezzo di sterline tra la popstar Dua Lipa e l'attore Callum Turner, ma se da un lato l'indotto stimato (che alcuni portano a 4 milioni di euro tra spesa diretta e ricadute turistiche) fa gola, dall'altro è esplosa la rabbia di chi quel salotto lo deve subire.
Duecento invitati provenienti da ogni angolo del globo, una base operativa al Villa Igiea e una festa principale prevista a Bagheria: l'evento, che vede tra i presenti persino Elton John, ha innescato una reazione immediata da parte dell'assemblea permanente "Apro Palermo", attiva contro l'overtourism e lo "sfratto" dei cittadini dagli spazi pubblici.
I muri parlano: «Palermo non è per i ricchi»
Nelle prime ore della mattina, tra vicolo dei Corrieri e la stessa piazza Croce dei Vespri, sono comparsi volantini rossi e neri. I testi, redatti in un inglese preciso e in un italiano schietto, sono inequivocabili: "Palermo is not for rent" (Palermo non è in affitto), "La nostra piazza non è il tuo salotto" e "Palermo non è per i ricchi".
A firmarli sono i giovani del movimento che da tempo combatte la mercificazione del centro storico, e che hanno scelto di colpire l'evento più esclusivo dell'anno per rilanciare una battaglia di fondo: quella contro la progressiva privatizzazione delle piazze. Per loro, trasformare il cuore medievale della città in un set cinematografico blindato per una manciata di vip rappresenta l'ennesimo schiaffo a chi abita e lavora lì tutto l'anno.
Affari o disagi? Il conto salato della festa
La macchina organizzativa, come spesso accade in questi casi, è ferrea. Tir, camion con gru e furgoni si susseguono mentre decine di addetti alla sicurezza (affiancati dalla polizia) presidiano l'area, creando una barriera quasi impenetrabile tra i turisti sbigottiti – che chiedono cosa stia succedendo – e il salotto buono del jet set.
La contesa, più che sui numeri, è sulla sostanza: gli organizzatori hanno versato alle casse comunali una cifra intorno ai 10mila euro per l'occupazione suolo, ma commercianti e residenti denunciano una perdita secca di incassi in uno dei weekend più caldi della stagione, costretti a chiudere in anticipo o a vedersi oscurato l'accesso ai propri balconi. Qualcuno mormora di presunti indennizzi da mille euro offerti per tenere le serrande abbassate, ma nessuno, davanti ai giornalisti, vuole confermare: troppi gli accordi di riservatezza (nda) firmati per non rovinare la festa.
Lo scontro (di classe) sotto le luminarie
E mentre Elton John si prepara a salire sul palco di Bagheria, la tensione si concentra nei vicoli dove la scritta "Libertà di movimento" è stata vergata a mano. I manifestanti di "Apro Palermo" non intendono bloccare i festeggiamenti, né ci sono proteste di massa all'orizzonte simili a quelle viste per i matrimoni di Jeff Bezos altrove in Italia; si tratta piuttosto di un'azione simbolica che punta il dito contro un modello di accoglienza "usa e getta".
Con una riflessione di fondo: se Palermo viene affittata per un weekend a una cifra che per molti è uno stipendio annuale, cosa resta del diritto alla città per chi quel posto lo ha reso famoso nel mondo? La sfida, per il capoluogo siciliano, è capire se questa visibilità internazionale vale la cancellazione temporanea della propria anima popolare o se, come urlano i muri, sia solo l'ennesima operazione di facciata.




