Dua Lipa, la festa siciliana e il titolo del Telegraph che infiamma Palermo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La villa sorge arroccata su un promontorio che domina il golfo, le sue linee barocche raccontano un Settecento di principi e viaggiatori, e i giardini, quelli che ieri hanno accolto i primi ospiti arrivati da ogni angolo del globo, profumano di zagara e salsedine.

È in questo scenario, a Bagheria, che Dua Lipa e Callum Turner hanno scelto di celebrare il loro amore con una tre giorni di festeggiamenti; una scelta che, se da un lato ha regalato all’isola una vetrina patinata da copertina, dall’altro ha scatenato una bufera mediatica per un articolo del quotidiano britannico Telegraph, il quale ha parlato di “covo della mafia siciliana” per descrivere la location.

Il riferimento, esploso nelle ultime ore e che ha richiesto persino l’intervento del governatore Renato Schifani, ha gettato un’ombra sull’evento, costringendo molti a fare chiarezza sulla storia recente di quello che è, invece, un simbolo di rinascita.

Il «covo» che non c’è: la polemica sull’articolo del Telegraph

Il titolo originale – quello che ha fatto più male, come spesso accade – parlava appunto di un covo mafioso pronto a ospitare il matrimonio dell’anno. Il pezzo, firmato dal corrispondente Nick Squires, descriveva Bagheria come parte del cosiddetto “triangolo della morte”, un’area un tempo martoriata dalla violenza di Cosa Nostra.

La reazione, inevitabilmente durissima, non si è fatta attendere: il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha parlato di «danno d'immagine enorme», mentre il proprietario di Villa Valguarnera, la principessa Vittoria Alliata di Villafranca, è diventata il simbolo vivente della contraddizione di fondo di quell’articolo. Perché fu proprio lei, denunciando le pressioni degli uomini di Bernardo Provenzano a metà degli anni Novanta, a strappare la dimora alle grinfie della criminalità.

Alla fine, la testata inglese ha corretto il tiro modificando il titolo in “ex covo”, ma la ferita – come si dice in questi casi – è rimasta aperta, soprattutto perché la notizia rischiava di oscurare i decenni di lotta civile che hanno restituito quei luoghi alla collettività.

Palermo blindata tra cocktail e selfie con i fan

Mentre la polemica divampava sulle colonne dei giornali e sui social network, la macchina organizzativa – quella vera, fatta di transenne e personale di sicurezza – procedeva senza intoppi. Già dal primo pomeriggio di ieri, il perimetro di Villa Valguarnera è stato reso inaccessibile; un cordone che si estende per l’intero viale d’accesso alla location, la quale resterà blindata fino a notte fonda.

Poche ore prima, la coppia aveva fatto tappa in Piazza Croce dei Vespri, nel cuore del capoluogo siciliano, dove la cantante – indossando un lungo abito impreziosito da piume – non si è sottratta al contatto con i numerosi fan accorsi per un selfie o un semplice saluto.

Una scena, quest’ultima, che racconta bene la doppia anima di questi eventi: da un lato la rigidità dei protocolli (si mormora di un assegno da 10mila euro per la sola chiusura della Galleria d’Arte Moderna), dall’altro la spontaneità di un incontro umano, fatto di sorrisi e abbracci, che ha trasformato un angolo di città vecchia in un set cinematografico a cielo aperto.

Villa Valguarnera e il lungo cammino dalla «trincea» alla ribalta mondiale

Per comprendere il cortocircuito generato dalle parole del Telegraph, forse, basterebbe fermarsi un istante a osservare le mura di Villa Valguarnera. Un luogo che ha ospitato Goethe durante il suo Grand Tour, che ha incantato scrittori come Stendhal, ma che negli anni Ottanta fu profanato dalla prepotenza dei boss: si racconta che permisero a un cinghiale di scorazzare nel salone da ballo e che fecero prelevare statue dal giardino con un elicottero.

La svolta arrivò con la principessa Vittoria Alliata, la quale, ereditato il palazzo in condizioni degradate, non solo lo restaurò, ma ne fece una “trincea” culturale contro l’arroganza mafiosa, arrivando a denunciare pubblicamente i soprusi subiti. È proprio questo il paradosso sottolineato da molti commentatori italiani: se oggi la villa ospita il matrimonio dell’anno, con ospiti del calibro di Elton John e Donatella Versace, non lo si deve nonostante la sua storia, ma proprio grazie alla vittoria della legalità su quel passato.

Una vittoria che i riflettori internazionali, a volte troppo frettolosi nel cercare il titolo ad effetto, rischiano di offuscare.

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