La Reflecting Pool di Trump è già un disastro: alghe e vernice scrostata per i 14 milioni del restyling
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Redazione Esteri
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Sono bastati pochi giorni per trasformare il sogno di una vasca "blu America" in un incubo verde e melmoso. La Reflecting Pool del Lincoln Memorial, il simbolo di Washington che Donald Trump aveva promesso di restituire al suo antico splendore con un maxi-restyling da 14,2 milioni di dollari, si presenta già in condizioni pietose.
La vernice si scrosta a strisce dal fondo, l'acqua è invasa da alghe in quantità mai vista negli ultimi cinque anni e il presidente, invece di ammettere il fiasco, ha puntato il dito contro presunti atti di vandalismo, annunciando arresti eccellenti che hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco di un'imbarazzante débâcle mediatica.
Un restyling da 14 milioni e un problema di biologia
Il progetto, annunciato ad aprile con l'obiettivo di eliminare l'acqua "sporca e disgustosa" ereditata dalle precedenti amministrazioni, prevedeva il prosciugamento della vasca e la verniciatura del fondo con il blu della bandiera americana. L'operazione, inizialmente stimata intorno ai 2 milioni di dollari, è lievitata fino a toccare quota 14,2 milioni, suscitando critiche per le modalità di assegnazione degli appalti, affidati senza gara pubblica a imprese vicine al presidente.
Il 4 giugno, la vasca è stata riempita con i suoi 25 milioni di litri d'acqua e Trump ne ha celebrato il risultato, postando video di un'acqua "pulita e bellissima". Ma la natura ha impiegato pochissimo per rovinare la festa: il blu intenso ha assorbito i raggi solari, surriscaldando l'acqua e creando l'habitat ideale per una proliferazione rapidissima di alghe e cianobatteri.
Il dito contro i vandali e l'arresto dell'olimpionico
Di fronte all'evidenza di un disastro tecnico, la Casa Bianca ha dapprima parlato di residui nelle condutture e del caldo eccezionale, per poi virare sulla teoria del complotto. Attraverso un post su Truth Social, Trump ha tuonato contro "atti di vandalismo" e "crimini molto gravi" che meriterebbero anni di carcere, paragonando il danno alla vasca a un misterioso atto intimidatorio contro di lui, in cui sul prato del National Mall era apparsa la scritta "86 47". Secondo il presidente, i vandali avrebbero danneggiato il rivestimento interno per umiliare il suo lavoro.
Eppure, per gli esperti, il colpevole non è un sabotatore ma un semplice principio di fisica: la vernice blu scuro, scaldando l'acqua, ha favorito le alghe, e il perossido d'idrogeno usato per eliminarle ha fatto il resto, staccando la pellicola dal fondo. In questo clima da caccia alle streghe, è finito in manette l'ex atleta olimpico di canoa David Hearn, che si era semplicemente fermato in bici per curiosare e ha toccato un lembo di vernice sollevata. Fermato per cinque ore e rilasciato, dovrà comparire in tribunale il mese prossimo.
Una beffa che fa il giro del mondo
La vicenda, riportata con ironia dai media internazionali e rilanciata dai comici statunitensi come Jimmy Fallon, sta assumendo i contorni di una clamorosa beffa per l'immagine del presidente, a pochi giorni dalle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell'Indipendenza americana.
Il Washington Post ha definito la situazione come la peggiore proliferazione di alghe degli ultimi cinque anni, mentre le telecamere di tutto il mondo riprendono la vasca che avrebbe dovuto rappresentare il "Make America Great Again" e che invece riflette un imbarazzante colore verde, ribattezzato da qualcuno "verde Messico". Anche se qualcuno avesse strappato dei pezzi di vernice, nulla giustificherebbe le nubi di alghe e la pittura scrostata che galleggia a migliaia di pezzi sulla superficie.
Trump ha incontrato gli appaltatori e non esclude di dover svuotare di nuovo la vasca per riparare i danni, ma il danno d'immagine, per ora, sembra essere molto più profondo dell'acqua della Reflecting Pool.




