Ex Ilva, accordo in bilico tra governo e enti locali: a rischio migliaia di posti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il destino dello stabilimento siderurgico di Taranto, già al centro di polemiche ambientali e industriali, dipende ora da un negoziato serrato tra il governo e gli enti locali, che rischia di arenarsi sulle condizioni poste dal ministero. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e Made in Italy, ha posto un ultimatum durante l’incontro con i sindacati: senza la firma dell’accordo di programma – indispensabile per ottenere l’autorizzazione ambientale – la chiusura dell’intero polo diventerebbe inevitabile.

La partita si gioca soprattutto sulla resistenza dei Comuni e della Provincia di Taranto, contrari all’installazione della nave rigassificatrice e dell’impianto di desalinizzazione, ritenuti però fondamentali per garantire l’approvvigionamento energetico dello stabilimento. «Mi auguro un’intesa nelle prossime ore», ha dichiarato Urso, sottolineando come senza quell’intesa non sarà possibile rilasciare l’autorizzazione ambientale, richiesta anche dalle nuove normative europee.

D’altra parte, i sindacati denunciano un «inaccettabile scaricabarile» e chiedono che ogni attore coinvolto si assuma le proprie responsabilità. «Non è più tollerabile che, dopo oltre dieci anni di crisi, migliaia di lavoratori vivano ancora nell’incertezza», hanno ribadito, riferendosi ai 4.050 dipendenti già in cassa integrazione. La prospettiva di una chiusura degli altiforni entro luglio, paventata nelle ultime settimane, ha alimentato timori di una vera e propria «bomba sociale», con conseguenze occupazionali difficili da contenere.

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