Ex Ilva, governo e Comune di Taranto divisi sull'accordo: la scadenza è il 12 agosto
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Redazione Interno
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La vertenza sull’ex Ilva di Taranto, che da anni oppone esigenze industriali, diritti dei lavoratori e tutela della salute, si avvicina a un nuovo snodo decisivo. Il 12 agosto, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, si terrà l’ultimo confronto per definire l’accordo di programma sulla decarbonizzazione dello stabilimento, mentre il governo – che con il decreto-legge 3/2025 ha cercato di impostare una soluzione – si scontra con la ferma opposizione del Comune.
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha già annunciato che non firmerà il documento, ritenuto insufficiente. «Serve un decreto-legge con risorse certe per la riconversione», ha dichiarato, sostenuto dalla maggioranza consiliare. La posizione del primo cittadino riflette le tensioni di una città stretta tra la paura del declino occupazionale e le conseguenze dell’inquinamento, documentate da anni di inchieste epidemiologiche.
Intanto, mentre a Roma si discute del futuro del sito pugliese, altri stabilimenti del gruppo – come quello di Racconigi – continuano a registrare un calo preoccupante di occupazione. Su 87 dipendenti, solo 15 risultano attualmente in attività, mentre gli altri sono in cassa integrazione. Una situazione che rientra nel più ampio quadro di crisi locali emerse durante l’ultima riunione a Novi Ligure, dove sindacati, rappresentanti istituzionali e amministratori hanno affrontato, ancora una volta, il nodo irrisolto della siderurgia italiana.




