La girandola delle liquidazioni: la Ternana tra volontà dei Rizzo e istanza di un creditore
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Redazione Sport
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Una stagione infinita, quella del girone B di Serie C, rischiava di trasformarsi in un rebus giudiziario destinato a riscrivere le classifiche a pochi passi dal traguardo. Arezzo e Ascoli, appaiate in vetta con 74 punti a tre giornate dal termine, osservavano con crescente apprensione le manovre societarie della Ternana, quella squadra umbra – già penalizzata di cinque punti e invischiata nelle sabbie mobili della crisi finanziaria – che pendeva come una spada di Damocle sull’esito del torneo. Il nodo era tutto legale: lunedì scorso la famiglia Rizzo, proprietaria del club, aveva annunciato la messa in liquidazione volontaria della società. Un atto che, secondo le Norme Organizzative Interne della FIGC (le cosiddette NOIF), avrebbe comportato l’immediata radiazione della squadra dal campionato, cancellando di fatto i risultati ottenuti sul campo.
L'effetto domino di un'ipotetica esclusione
Qualora quel scenario si fosse concretizzato, il verdetto matematico sarebbe stato spietato per i bianconeri dell’Ascoli. Le due vittorie conquistate proprio contro la Ternana (sei punti preziosi) sarebbero sparite nel nulla, regalando all’Arezzo un vantaggio incolmabile di cinque lunghezze, tale da consegnargli di fatto la promozione diretta senza bisogno di giocare le ultime partite. Un paradosso finanziario, però, ha ribaltato la prospettiva. Se la volontà dei Rizzo mirava a chiudere i battenti (e con essi la parentesi sportiva), un creditore, l’agente Michelangelo Minieri, ha interrotto questo copione presentando un’istanza di fallimento per un credito di 14mila euro. La sua mossa – un’azione esecutiva legata a un pignoramento – ha di fatto scavalcatola liquidazione volontaria, imponendo un passaggio obbligato davanti al Tribunale di Terni.
Il ruolo del tribunale e l'esercizio provvisorio
La giudice Claudia Tordo Caprioli ha fissato per domani alle 15.00 l’udienza prefallimentare, dando il via alla procedura di liquidazione giudiziale. In questo nuovo binario, la Ternana non è più arbitra del proprio destino: il curatore fallimentare prenderà in mano le redini, cercando di garantire l’esercizio provvisorio. Una terminologia tecnica che, tradotta nel linguaggio del pallone, significa una sola cosa: le Fere possono finire la stagione. Scongiurata l’autoesclusione, la classifica rimarrà immutata, consentendo ad Ascoli e Arezzo di giocarsi la B a viso aperto senza il timore di vedere vanificati gli sforzi di un intero anno.
La cronaca della svolta
Martedì, mentre l’aria nella Lega Pro si faceva irrespirabile – al punto da sollecitare l’intervento del presidente Matteo Marani per convincere la proprietà a fare marcia indietro – il destino della compagine umbra si giocava tra le pieghe del codice civile. Minieri, che ha agito in proprio e come legale della MM management Srl, ha chiarito di non aver "presentato istanza di fallimento" in senso stretto, ma di aver avviato un’azione esecutiva ancora in fase di definizione. Un distinguo sottile, ma sufficiente a bloccare l’iter della liquidazione volontaria prima che l’atto notarile venisse trascritto. La squadra, intanto, ha ripreso gli allenamenti al Liberati: c’è una trasferta a Bra da preparare e, forse, un posto nei playoff da difendere. La sensazione, tra i corridoi della giustizia sportiva, è che il peggio sia passato per quanto riguarda l’integrità del torneo, anche se la procura fallimentare è solo all’inizio.




