Gigio Donnarumma contro l'arbitro Mariani: "Perché fate i fenomeni?". E il City affonda sotto i colpi di Valverde

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea del Santiago Bernabéu, che avrebbe dovuto rappresentare per il Manchester City il banco di prova più probante per certificare le proprie ambizioni, si è trasformata in un incubo collettivo, e al centro di questo turbine di ombre e delusioni c'è finito lui, Gianluigi Donnarumma. Il portiere della Nazionale, infatti, è stato protagonista in negativo di una serata storta, condita da alcune incertezze tecniche e da un accesso di nervosismo nei confronti del direttore di gara, quel Maurizio Mariani che, come lui, di italiani ne vanta le origini. I riflettori del tempio madrileno, acceso per celebrare l'ennesimo capitolo di questa ormai classica rivalità europea, hanno illuminato senza pietà le difficoltà degli uomini di Pep Guardiola, travolti 3-0 da un Real Madrid straripante, con un Federico Valverde sugli scudi capace di realizzare una tripletta memorabile nel solo primo tempo.

Se l'uruguaiano, con il suo primo gol, un dribbling spiazzante ai danni dello stesso Donnarumma dopo un lancio lungo di Courtois, ha aperto le danze, è stato nel corso della ripresa che la tensione è esplosa in tutto il suo fragore. Sul punteggio già ampiamente compromesso, un fischio dell'arbitro ha cambiato l'umore della partita per il portiere azzurro: Mariani assegna un calcio di rigore al Real per un contatto, un fallo di Donnarumma su Vinicius Junior. Lo stesso estremo difensore, che poco dopo si sarebbe riscattato parando il tiro dal dischetto al brasiliano, ha perso letteralmente le staffe, avvicinandosi al fischietto di Roma per urlargli in faccia, in un misto di incredulità e rabbia, una frase che già rimbalza sui media di mezza Europa: "Perché fate i fenomeni? Perché fate i fenomeni?". Un'esclamazione, quella riportata da Tuttosport, a cui è seguito, dopo qualche istante di silenzio carico di livore, anche un'altra domanda, quasi retorica, relativa all'ammonizione rimediata per quel fallo: "E perché mi dai il giallo?".

La prestazione del City, al di là dell'accesso di nervi del suo numero uno, è apparsa semplicemente disarmante. La squadra di Guardiola non è praticamente mai esistita sul rettangolo verde, dominata in ogni settore del campo da un undici di Arbeloa che, nonostante le assenze, ha messo in campo una voracità e una convinzione impressionanti. Le reti di Valverde, una più bella dell'altra – la seconda con un sinistro a giro su assist di Vinicius e la terza, prima dell'intervallo, con un controllo al volo e un sinistro al volo che hanno superato ancora Donnarumma dopo una giocata di Brahim Diaz – hanno scavato un solco profondissimo. Un baratro che rende la gara di ritorno all'Etihad Stadium una missione dai contorni quasi impossibili, nonostante il penalty neutralizzato dall'ex Milan, che almeno ha evitato al City un passivo persino più pesante e ha conferito alla sua prova una parvenza di statistica positiva in una notte altrimenti da dimenticare.

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