Unione Sindacale di Base: "Che ci facciamo con soli 5 miliardi dalle banche?"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre l'Associazione Bancaria Italiana, dopo una pausa di riflessione, ha annunciato di aver "approvato all'unanimità" di proseguire con i contributi straordinari allo Stato, secondo la logica concordata l'anno scorso, le voci critiche si levano per contestare l'entità e la struttura di un prelievo giudicato insufficiente. L'Unione Sindacale di Base, in particolare, pone una domanda diretta sulla destinazione di risorse che, seppur cospicue in apparenza, appaiono come una goccia nel mare delle esigenze collettive, soprattutto se paragonate ai profitti record del settore creditizio e a quelli, ancor più consistenti, del comparto energetico. Un approfondimento di A.Ba.Co., l'associazione dei consumatori, colloca la questione in un contesto più ampio, descrivendo un'Italia a un bivio dove da un lato si registra un'esplosione dei guadagni in ambiti finanziari e dall'altro si constata il cronico sottofinanziamento di servizi essenziali come la sanità.
La logica del contributo e le perplessità degli esperti
Il governo, nell'ambito della manovra, sta trattando per aumentare l'aliquota della tassa sugli extraprofitti bancari dal 26% al 27,5%, un intervento che, secondo le stime, potrebbe portare il gettito da 1,6 a 1,75 miliardi di euro. A questa cifra, si legge nelle indiscrezioni, si aggiungerebbero altri 1,2 miliardi frutto della tassazione sulle rendite finanziarie. Tuttavia, come ha spiegato il professore Calcaterra, la fattibilità tecnica di un simile aumento è subordinata a una base imponibile chiara e a un parere della Bce, poiché un gettito di 1,75 miliardi risulterebbe credibile solo allargando la base effettiva rispetto a quella calcolata per il 2023; un prelievo "fotocopia", seppur con aliquota più alta, rischierebbe altrimenti di basarsi su una proiezione sovrastimata.
Il quadro di una politica fiscale che stenta a riequilibrare
La politica fiscale, come sottolinea l'analisi di A.Ba.Co., lungi dal funzionare come strumento di riequilibrio, si è spesso trasformata in uno scudo per la rendita finanziaria, un fenomeno che trova una sua emblematica conferma nel dibattito, giudicato da molti deludente, sulla tassa agli extraprofitti. Introdotta in una prima forma dal governo Draghi e poi ripresa dall'esecutivo Meloni, la misura non sembra aver inciso in maniera strutturale sugli squilibri. Le preoccupazioni, del resto, non riguardano solo l'impatto sul bilancio pubblico: l'ex ministro Amato ha parlato esplicitamente di un "rischio in stagione di risiko", evocando la possibilità di reazioni imprevedibili da parte degli istituti di credito in un momento di già elevata incertezza dei mercati.
La proposta alternativa: puntare sulla rendita per i servizi e l'energia
Contro questo scenario, che vede le banche accordarsi su un contributo volontario mentre si discute di un prelievo fiscale incrementale, l'istanza proveniente dal sindacato di base e dalle associazioni consumeristiche è quella di una svolta decisa. L'obiettivo, spesso ribadito, non è quello di raccogliere qualche miliardo in più, bensì di avviare una tassazione robusta e permanente sulla rendita, considerata l'unica via praticabile per finanziare adeguatamente i servizi pubblici e sostenere la transizione verso un futuro energetico rinnovabile. Si tratta, in sostanza, di superare la logica dell'emergenza e degli interventi una tantum per costruire un sistema che redistribuisca la ricchezza generata in settori monopolistici o fortemente protetti.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
