Caregiver familiari in protesta a Roma: “Da soli non ce la facciamo”
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Redazione Interno
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“Da soli non ce la facciamo”: con questo grido i caregiver familiari sono scesi in piazza a Roma per contestare il disegno di legge che dovrebbe riconoscere e tutelare chi assiste quotidianamente una persona con disabilità o non autosufficiente. Il presidio, organizzato nei pressi di Montecitorio, ha messo al centro le difficoltà di chi dedica gran parte della propria vita alla cura di un familiare e considera insufficienti le misure previste dal provvedimento promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. Tra gli slogan esposti dai manifestanti, anche “Nessun aiuto per chi aiuta”, “Per lo Stato siamo invisibili” e “Caregiver uguale lavoro nero”.
Il contributo economico e i requisiti contestati
Al centro della protesta c'è soprattutto il sostegno economico previsto per una parte dei caregiver, che può arrivare a 400 euro mensili. Una cifra che i manifestanti giudicano insufficiente rispetto alle responsabilità quotidiane dell'assistenza, mentre i requisiti di accesso rischiano di lasciare fuori molte persone impegnate nella cura dei propri cari. La contestazione riguarda dunque non soltanto l'importo del contributo, ma anche la platea ristretta dei potenziali beneficiari. Sui cartelli sono comparsi messaggi come “Chiediamo dignità” e “Disabilitati a vivere”, insieme alla denuncia delle risorse considerate inadeguate per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Il disegno di legge ha ottenuto il primo via libera della Camera il 14 ottobre 2026, con 153 voti favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti, ed è passato all'esame del Senato. Il testo riconosce formalmente il valore sociale dell'attività di cura e prevede un sistema di tutele differenziate in base all'intensità dell'assistenza. La maggioranza considera il provvedimento un primo passo verso il riconoscimento del ruolo dei familiari che prestano assistenza, mentre le opposizioni ne contestano la portata e l'insufficienza delle risorse. La distanza tra le due posizioni riguarda soprattutto l'effettiva capacità delle misure di raggiungere chi sostiene ogni giorno un carico assistenziale elevato.
Il peso quotidiano dell'assistenza familiare
Dietro la protesta ci sono giornate scandite da terapie, visite mediche, assistenza personale e necessità che non possono essere rinviate. Per chi si prende cura di un familiare, il lavoro di assistenza può tradursi nella riduzione dell'orario professionale, nell'abbandono dell'occupazione o nella rinuncia a una vita privata autonoma. Anche il riposo diventa difficile quando la persona assistita richiede una presenza continua, con conseguenze sulla salute fisica e psicologica di chi presta aiuto. Il riconoscimento formale della figura del caregiver, per i manifestanti, non basta se non è accompagnato da strumenti capaci di sostenere concretamente le famiglie e di evitare che la cura ricada quasi interamente sulle loro risorse personali.
Le critiche arrivano anche dalle associazioni. AILA ETS-APS ha espresso contrarietà all'impostazione attuale del provvedimento, pur riconoscendo il valore dell'obiettivo di partenza. Secondo l'associazione, le condizioni stabilite per accedere agli aiuti possono escludere persone che affrontano un impegno assistenziale gravoso, senza tenere adeguatamente conto della varietà delle situazioni familiari. La richiesta è che le tutele considerino la complessità della cura e non si limitino a individuare una categoria ristretta di beneficiari sulla base di criteri rigidi.
Le richieste delle famiglie e delle associazioni
La contestazione si inserisce in un dibattito che coinvolge anche le amministrazioni regionali e le organizzazioni impegnate nella tutela delle persone con disabilità. In Toscana, l'assessora regionale alla Sanità e alle politiche sociali Simone Bezzini non è il riferimento della critica: è l'assessora regionale al diritto alla salute, al sociale e all'integrazione sociosanitaria, Monia Monni, ad aver contestato il requisito delle 91 ore settimanali di assistenza richiesto per accedere al contributo, giudicandolo un carico difficilmente compatibile con condizioni di lavoro dignitose. Tra le misure richieste figurano servizi di sollievo per le famiglie, sostegno psicologico, tutele previdenziali e strumenti per conciliare l'attività di cura con quella lavorativa.
La protesta pone quindi l'accento sulla differenza tra il riconoscimento giuridico del caregiver e la possibilità concreta di garantire assistenza senza compromettere reddito, salute e autonomia personale. Per le famiglie che chiedono di essere ascoltate, il sostegno non può esaurirsi in un trasferimento economico riservato a pochi casi: deve tenere conto anche del tempo dedicato alla cura, della continuità dell'impegno e delle rinunce imposte dalla mancanza di servizi adeguati.
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