Il nono congresso del Partito dei lavoratori di Corea, Kim Jong Un apre i lavori a Pyongyang tra slanci trionfalistici e nuove esibizioni di forza militare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È ufficialmente cominciato a Pyongyang il nono congresso del Partito dei lavoratori di Corea, l'appuntamento politico quinquennale che, nella capitale isolata dal mondo e immortalata dalle telecamere dell'emittente statale KRT, vede il leader Kim Jong Un delineare quella che sarà la rotta del regime per i prossimi cinque anni. L'evento, il primo dal 2021, assume quest'anno una rilevanza particolare, calandosi in uno scenario geopolitico radicalmente mutato: un contesto che vede una rinnovata alleanza con la Russia, il rafforzamento senza precedenti dell'arsenale militare e il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, figura con cui Kim aveva già tentato, senza successo, una complessa partita diplomatica.

Un palcoscenico per i "grandi successi" e la deterrenza nucleare

Il discorso di apertura del leader, a giudicare dai filmati diffusi dalla propaganda di regime e dalle agenzie come la KCNA, si è contraddistinto per un tono marcatamente trionfalistico. Kim ha celebrato i risultati conseguiti negli ultimi cinque anni, dichiarando che la nazione ha superato la recessione e raggiunto importanti obiettivi economici, un'affermazione che arriva in un momento in cui, secondo stime di banche centrali straniere, il Prodotto Interno Lordo pro capite resta estremamente basso nonostante segnali di timida ripresa. Il congresso, che riunisce circa 5.000 delegati, è del resto il luogo deputato a sancire le linee guida su difesa, economia e diplomazia, ma quest'anno le immagini più significative sono forse arrivate alla vigilia dell'apertura dei lavori, quasi a voler dettare l'agenda ancor prima di discuterla. La coreografia del potere, a Pyongyang, segue copioni collaudati.

Il nuovo lanciarazzi da 600 mm e l'integrazione con l'intelligenza artificiale

Alla vigilia del congresso, i media statali hanno dato ampio risalto a una cerimonia solenne durante la quale sono state mostrate 50 unità del nuovo sistema di lancio multiplo di razzi da 600 millimetri. Kim Jong Un in persona ha partecipato all'evento, come riportato dalle agenzie, e in alcuni fotogrammi lo si è visto persino alla guida di uno dei veicoli lanciatori, un gesto che, nella simbologia del potere nordcoreano, equivale a una presa di possesso diretta e a una garanzia di efficacia. Quest'arma, secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa di regime, rappresenta una svolta sostanziale nella dottrina militare del paese. Il sistema, infatti, viene descritto come un'arma ibrida che combina la potenza distruttiva di un missile balistico tattico con la flessibilità di un lanciarazzi multiplo, ma la caratteristica che ha suscitato maggiore attenzione tra gli analisti internazionali è la presunta integrazione di tecnologie legate all'intelligenza artificiale e a sistemi di guida compositi, elementi che, se confermati, renderebbero il sistema di precisione tale da poter "ridurre in cenere i bersagli designati", per usare le parole dello stesso Kim. L'affermazione del leader, secondo cui nessun'altra nazione possiede un sistema paragonabile, va letta come un messaggio chiaro agli avversari, in primis alla Corea del Sud e agli Stati Uniti, circa il livello avanzato della deterrenza nordcoreana.

Leconomia tra sanzioni, riarmo e cooperazione con Mosca

Se la parata di nuovi armamenti ha rubato la scena, il congresso è chiamato ad affrontare anche nodi strutturali come la ripresa economica. Kim, nel suo intervento, ha parlato di progressi significativi e di aver liberato diverse industrie da quello che ha definito "obsoletismo e stagnazione". Tuttavia, la retorica ufficiale si scontra con una realtà fatta di sanzioni internazionali, isolamento cronico e le conseguenze di anni di chiusura ai traffici globali. Parte della ripresa, secondo osservatori indipendenti e agenzie di intelligence sudcoreane, sarebbe legata all'invio di munizioni, missili e truppe alla Russia, impegnata nel conflitto in Ucraina. Questa partnership, che ha infranto l'isolamento diplomatico di Pyongyang e garantito flussi di denaro e presumibilmente trasferimenti tecnologici a Mosca, ha fornito a Kim un volano inaspettato, trasformando l'economia di guerra in un motore di resilienza. Al contempo, il leader ha usato il palco del congresso per lanciare moniti ai funzionari, evidenziando "irresponsabilità e passività" e, come già accaduto nelle settimane scorse con il licenziamento pubblico del vicepremier Yang Sung Ho per i ritardi nella modernizzazione di un complesso meccanico, ha ribadito la necessità di una disciplina ferrea per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il fattore Trump e le prospettive di dialogo

Uno dei temi più attesi di questo congresso era la posizione che il regime avrebbe assunto nei confronti del nuovo corso statunitense, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza. Dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019, i rapporti tra i due leader si erano congelati, portando Pyongyang ad abbandonare ogni ipotesi di dialogo e a inasprire la retorica contro Washington. Nel discorso di apertura del congresso, Kim non ha menzionato esplicitamente né Trump né gli Stati Uniti, né tantomeno la Corea del Sud, con cui i rapporti sono ai minimi storici dopo che il Nord ha ufficialmente abbandonato l'obiettivo della riunificazione. Questo silenzio, tuttavia, potrebbe essere interpretato come una strategia attendista, in attesa di capire quali effettivi margini di manovra offrirà la nuova amministrazione repubblicana. Ciò che è certo è che la finestra per una riapertura negoziale, qualora mai si aprisse, vedrebbe Pyongyang presentarsi al tavolo con un potere contrattuale enormemente accresciuto: un arsenale nucleare più maturo, missili intercontinentali a combustibile solido che riducono i tempi di reazione, e ora, l'ostentazione di sistemi d'arma convenzionali di precisione che, arricchiti con componenti di intelligenza artificiale, ridisegnano gli equilibri di minaccia nella penisola coreana. Il congresso proseguirà nei prossimi giorni, e ci si aspetta che dalle sue sessioni emergano documenti programmatici che cristallizzeranno questa nuova fase di assertività, in un contesto in cui la diplomazia appare solo uno strumento remoto, subordinato alla costante e ostentata crescita della potenza militare.

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