La cassazione e il saluto romano: un reato a seconda del contesto
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Redazione Interno
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Il saluto romano, un gesto storico che ha suscitato molte polemiche, è stato recentemente al centro di una decisione della Cassazione. Secondo la massima istanza giudiziaria italiana, il saluto romano si configura come reato di apologia di fascismo solo quando c’è il “concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Questa decisione ha suscitato reazioni contrastanti, dalla soddisfazione di CasaPound all’ironia di Fiorello sul presidente La Russa.
La decisione della Cassazione
La Cassazione ha stabilito che il saluto romano si configura come reato a seconda del contesto nel quale è utilizzato. Per il saluto romano va contestata la legge Scelba sull'apologia del fascismo e in particolare l'articolo 5. Questa è la decisione delle sezioni unite della Cassazione che hanno disposto un processo di appello bis per otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il saluto nel corso di una commemorazione a Milano nel 2016. La stessa Cassazione, però, ha citato anche un’altra legge, quella Mancino.
Le reazioni alla decisione
Le reazioni alla decisione della Cassazione sono state variegate. Da un lato, CasaPound ha espresso soddisfazione per la decisione. Dall'altro, l'ironia di Fiorello ha preso di mira il presidente La Russa, generando ulteriori discussioni.
Il punto di vista di Calenda
Carlo Calenda, leader di Azione, ha commentato la decisione della Cassazione, sottolineando che il problema del saluto romano è culturale e che dovrebbe essere affrontato a partire dalle scuole. Secondo Calenda, molti italiani pensano che il fascismo in fondo abbia fatto anche cose buone, evidenziando la necessità di una "battaglia culturale".




