Boom di casi di polmonite, Bassetti: «Ospedali già pieni»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un'ondata di polmoniti, che alcuni recenti casi noti hanno riportato alla ribalta della cronaca, sta preoccupando gli infettivologi, i quali osservano un anticipo stagionale e un carico ospedaliero già consistente. «I nostri ospedali sono già oggi pieni di casi di polmonite», ha dichiarato Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, descrivendo uno scenario che, sebbene non mostri per il momento un'epidemiologia alterata nei suoi valori complessivi, desta allarme per la sua precocità. L'andamento dei virus respiratori nell'emisfero australe, del resto, non lascia presupporre nulla di buono per i prossimi mesi, suggerendo anzi una stagione influenzale potenzialmente impegnativa.

I numeri di una patologia subdola

La polmonite, la cui diagnosi rappresenta un'evenienza temuta a qualsiasi età, si conferma una delle principali cause di ricovero e di mortalità nel paese. Le statistiche, che non hanno subito variazioni significative nell'ultimo periodo, parlano di almeno centocinquantamila italiani ricoverati ogni anno, ai quali si aggiungono novemila decessi riconducibili direttamente o indirettamente alla malattia. Questi dati, per quanto consolidati, non devono trarre in inganno, poiché le complicanze gravi, come sottolineano gli esperti, colpiscono in misura sproporzionata le fasce più vulnerabili della popolazione: gli anziani, i bambini piccoli e tutti coloro che sono affetti da patologie croniche pregresse.

Il legame con le forme interstiziali

Particolare attenzione è rivolta alla polmonite interstiziale, una condizione infiammatoria che colpisce specificamente il tessuto connettivo di supporto dei polmoni, quello che si trova tra gli alveoli e i capillari sanguigni. I virus stagionali, tra i quali non figurano solo quelli influenzali ma anche il COVID-19, il virus respiratorio sinciziale e gli adenovirus, possono agire da detonatori, scatenando questa forma o aggravandone il decorso. Il meccanismo, che si basa spesso su un'infezione diretta delle cellule polmonari seguita da una risposta immunitaria eccessiva, rende la patologia complessa da gestire e per la quale, ad oggi, non esistono farmaci specifici, limitando le opzioni terapeutiche a un supporto delle funzioni vitali e alla gestione dell'infiammazione.

La sfida diagnostica e la prevenzione

Riconoscere tempestivamente i sintomi, che possono andare da una tosse persistente e secca a una dispnea ingravescente, fino a un senso di affaticamento generalizzato, rappresenta la prima e più importante barriera contro le complicanze. La prevenzione, che rimane l'arma più efficace, passa attraverso una serie di misure ormai ben note ma non per questo meno cruciali: la vaccinazione antinfluenzale e anti-pneumococcica, soprattutto per i soggetti a rischio, unita a una scrupolosa igiene delle mani e all'evitamento dei luoghi affollati nel picco della stagione epidemica. Si tratta di gesti semplici, la cui adozione diffusa può però alleviare la pressione su un sistema sanitario che, come avverte Bassetti, mostra già i segni di un carico di lavoro notevole.

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