Osho, Zerocalcare e il "caso" della fiera: quando i libri scatenano il dibattito
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Redazione Interno
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La satira, si sa, ha spesso il merito di sdrammatizzare posizioni estreme e, nel farlo, di rivelarne l'assurdità. È ciò che accade con la battuta fulminante di Federico Palmaroli, l'autore dietro il successo de “Le più belle frasi di Osho”, che commentando le polemiche divampate a “Più libri più liberi” ha osservato: «Se Zerocalcare non era già ricco e famoso, a “Più libri più liberi” c’annava pure se c’era Goebbels». Una frase che, con cinico realismo, fotografa il paradosso di un certo mondo culturale, sempre pronto a battaglie ideologiche ma altrettanto attento alle logiche di mercato e visibilità. La fiera romana, che quest'anno ha raggiunto la ragguardevole cifra di seicentoquattro espositori, si è infatti trovata al centro di un acceso dibattito ben prima della sua apertura, trasformando un evento dedicato alla piccola e media editoria in un palcoscenico per uno scontro dai toni spesso accesi e prevedibili.
Il totem della discordia e lo stand più cercato
All'ingresso del piano terra della Nuvola dell'Eur, un grande totem elencava, in rigoroso ordine alfabetico, tutti i partecipanti. Tra quei nomi, uno in particolare è diventato il polo magnetico di attenzioni contrastanti: lo stand G51, assegnato alla casa editrice «Passaggio al bosco». L'editore, accusato da più parti di pubblicare autori vicini all'area neofascista, è diventato inaspettatamente il caso editoriale di questa edizione, attirando una folla variegata. Lungo i corridoi già gremiti nel primo giorno di inaugurazione, si è così creata un'anomala concentrazione di persone davanti a quello spazio; alcuni, mossi da semplice curiosità, altri con l'intenzione di acquistare i volumi, e altri ancora con lo scopo di manifestare dissenso. Quell'angolo di fiera, pensato per essere uno tra i tanti, è diventato così il punto più vivace e dibattuto dell'intero salone, dimostrando come certe esclusioni o certe prese di posizione possano, paradossalmente, amplificare la notorietà di chi si vorrebbe marginalizzare.
Le assenze che pesano e il "limite" invocato dalla politica
A confermare la portata politica della questione è intervenuta l'amministrazione capitolina, attraverso le parole dell'assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio. «Ci dispiace non esserci stati alla conferenza di “Più libri più liberi” – ha dichiarato – ma esiste una linea oltre la quale, secondo noi non si può andare». Un'affermazione netta che spiega l'assenza, annunciata ma significativa, di qualsiasi rappresentante del Comune di Roma durante la presentazione ufficiale della kermesse. Questa scelta, definita da Smeriglio come un modo per "accendere un faro" su una questione ritenuta rilevante, solleva interrogativi sulle modalità con cui un ente pubblico debba rapportarsi alla libertà editoriale e al pluralismo delle idee in uno spazio dedicato alla cultura. La demarcazione di un confine tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, infatti, rimane un terreno scivoloso e oggetto di interpretazioni spesso divergenti.
Una proposta che riapre il capitolo delle "certificazioni" ideologiche




