Lo stand più discusso alla "Più libri più liberi" tra folla e polemiche istituzionali
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Redazione Interno
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Il brusio della folla, che si infrange contro gli scaffali colmi di volumi, definisce il paesaggio sonoro della Nuvola all'Eur, dove è in corso l'edizione 2025 di "Più libri più liberi". Tra i seicento espositori censiti dal totem all'ingresso, uno in particolare catalizza attenzioni e passi, divenendo il vero caso della manifestazione: lo stand G51, occupato dalla casa editrice "Passaggio al bosco". Attorno a quello spazio, come fosse un polo magnetico, si aggregano e si disperdono, in un moto continuo, curiosi, acquirenti e non pochi contestatori, creando un punto di attrazione e di frizione costante nell'ambito dei corridoi già affollatissimi. La scelta di includere l'editore nel panorama della fiera nazionale della piccola e media editoria ha innescato, fin dalle settimane precedenti, un dibattito che travalica i confini della kermesse culturale, trasformandola in un'arena di scontro ideologico.
L'assenza istituzionale e la "linea" oltre la quale non si va
A segnare una presa di distanza netta, seppur annunciata, è stata l'amministrazione capitolina, la quale, come ribadito dall'assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, ha scelto di non presenziare all'inaugurazione. «Ci dispiace non esserci stati», ha dichiarato Smeriglio, «ma esiste una linea oltre la quale, secondo noi, non si può andare». Una dichiarazione che delinea un confine preciso, basato sulla considerazione che certe opere editoriali siano da ritenersi «inaccettabili», e che trasforma l'assenza in un gesto politico dal valore simbolico rilevante, volto ad accendere i riflettori su una questione ritenuta fondamentale per la definizione stessa dei valori pubblici.
Una proposta per il futuro: l'autocertificazione antifascista
Sul palco dell'evento inaugurale, la presidente della fiera Annamaria Malato ha affrontato la questione proponendo un cambio di passo per le edizioni future. Ha lanciato l'idea di un «codice di autocertificazione più stretto», ipotizzando che gli editori partecipanti potrebbero, dal prossimo anno, dover sottoscrivere una dichiarazione antifascista. Una proposta che mira a "cambiare le regole" e che si inserisce nel solco del cosiddetto "paradosso della tolleranza", sollevando interrogativi complessi sui limiti della pluralità e sulle responsabilità degli organizzatori di eventi culturali finanziati da fondi pubblici.
Il silenzio degli scrittori e una fiera che procede
Nonostante il clima teso, l'inaugurazione della kermesse è proceduta senza intoppi apparenti, suggerendo una strategia precisa da parte degli organizzatori. L'esperienza dell'edizione precedente, del resto, sembra aver fatto scuola, dimostrando come le proteste degli ambienti intellettuali spesso si placino con il semplice scorrere del tempo. Una parte degli scrittori, come emerso dai discorsi ufficiali, condivide le preoccupazioni espresse da alcuni colleghi, ma il tessuto generale della fiera sembra reggersi su un equilibrio precario, dove il dibattito pubblico si mescola al normale svolgimento degli incontri e delle presentazioni, in attesa che i giorni definiscano il reale impatto di questa controversa edizione.




