Polemica alla fiera "Più libri più liberi" per la presenza dell'editore Passaggio al bosco
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Redazione Interno
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Un festival antifascista e pro gender, come è stato descritto da alcuni, ma che ha finito per ospitare, non senza aspre controversie, un editore al centro di un acceso dibattito. Alla fiera della piccola e media editoria "Più libri più liberi", appena conclusa a Roma, i dieci euro del biglietto d'ingresso hanno garantito ai visitatori, tra un incontro e l'altro, anche un inaspettato spettacolo. Una parte considerevole degli espositori e del pubblico, infatti, ha dato vita a un flash mob spontaneo, intonando canti di protesta che riecheggiavano tra gli stand, in una chiara manifestazione di dissenso verso uno degli editori presenti. Un episodio che ha trasformato il padiglione in un palcoscenico di confronto, talvolta aspro, sul significato stesso di libertà d'espressione in un luogo dedicato alla cultura.
Il caso dell'editore e le reazioni
Al centro della bufera, come noto, si è trovata la casa editrice Passaggio al bosco, il cui stand è diventato il bersaglio di contestazioni per la linea dei suoi titoli, accusati da molti di veicolare idee estremiste. La vicenda, esplosa nei giorni precedenti l'evento, aveva già portato al clamoroso ritiro di nomi di spicco come quello di Zerocalcare, il quale aveva motivato la sua assenza con l'impossibilità di condividere uno "spazio culturale" con una realtà editoriale giudicata inaccettabile. Di fatto, la decisione degli organizzatori di non escludere l'editore ha polarizzato l'opinione pubblica, creando una frattura che ha attraversato l'intero ambiente letterario, tra chi invocava il boicottaggio e chi, invece, difendeva il principio di una partecipazione ampia e senza veti preliminari.
Le posizioni a confronto sul palco della fiera
Proprio su questo principio si è espresso, durante la presentazione del suo saggio "Sguardi nell'abisso" pubblicato proprio da Passaggio al bosco, il consigliere regionale leghista Simone Perron. "In un regime di libertà di espressione", ha dichiarato Perron, "bisogna tollerare anche idee antidemocratiche", sostenendo una visione inclusiva e radicale del dibattito delle idee, che non preveda censure in base al contenuto. Una posizione che, però, si è scontrata con la percezione di molti partecipanti alla fiera, i quali vedevano in quella presenza non un arricchimento del dibattito, ma una ferita e una contraddizione in un contesto che tradizionalmente si è definito progressista e antifascista. La stessa organizzazione della fiera, dal canto suo, ha mantenuto un profilo basso dopo l'evento, emettendo una nota asciutta in cui si limitava a sottolineare di aver "declinato ogni invito televisivo" e di voler evitare sia polemiche che sterile vittimismo.
Le implicazioni di una scelta controversa
Oltre alle immediate reazioni, la questione solleva interrogativi più ampi sui confini della tolleranza e sul ruolo degli organizzatori di eventi culturali pubblici. La scelta di non censurare Passaggio al bosco, come ha osservato qualcuno, si è in parte rivelata un boomerang, trasformando il tentativo di evitare una polemica in una cassa di risonanza ancora maggiore per l'editore stesso. La fiera, che pure si propone come un luogo di pluralismo, si è trovata a dover gestire una lacerazione interna, evidenziando la difficoltà di conciliare principi opposti in uno spazio condiviso. Alla fine, i cinque giorni intensi hanno lasciato, forse, più domande che risposte, mostrando come il mondo dell'editoria, al di là delle intenzioni, non sia immune dalle tensioni e dai conflitti che percorrono la società.




