Protesta a Più Libri più Liberi: stand oscurati contro l'editore di estrema destra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fiera Più Libri più Liberi, che riunisce a Roma la piccola e media editoria, è al centro di un acceso dibattito che va ben oltre le pagine dei volumi esposti. All'origine della polemica, la presenza tra gli espositori della casa editrice Passaggio al Bosco, nota per pubblicare testi di matrice nazifascista. Una scelta, quella dell'Associazione Italiana Editori di non ostacolare tale partecipazione, che ha spinto numerosi editori a una protesta simbolica ma significativa: alle 15 di oggi, sabato 6 dicembre, oscureranno i propri stand per mezz'ora. Un gesto di forte dissenso, concepito per contestare quello che viene percepito come un pericoloso compromesso, ovvero la normalizzazione, all'interno di uno spazio culturale condiviso, di una propaganda fascista.

La divisione sul confronto e la scelta di Zerocalcare

La controversia ha fatto emergere, tra chi contesta quella presenza, due approcci distinti. Da un lato, chi ha deciso di partecipare ugualmente alla fiera pur organizzando la protesta simbolica; dall'altro, chi ha scelto il ritiro totale, ritenendo inaccettabile qualsiasi condivisione di spazio. Una posizione, quest'ultima, chiaramente espressa dall'autore Zerocalcare, che ha motivato la sua assenza affermando di non volersi trovare a fianco di chi pubblica libri delle SS. Il suo ragionamento, che molti condividono, poggia su un principio preciso: condividere la stessa piattaforma significherebbe implicitamente accettare l'idea che nazismo e antinazismo siano mere opinioni dotate della stessa legittimità, equiparando così il punto di vista delle vittime a quello dei carnefici.

Le critiche all'oscuramento come forma di censura

D'altra parte, l'iniziativa degli editori protestatari non è stata accolta senza riserve. Alcune voci, infatti, hanno letto nel gesto dell'oscuramento degli stand un inquietante ritorno a quella che è stata definita "censura militante". Secondo questa prospettiva, l'inquisizione da "antifascismo presunto", per usare le parole di un commento che cita l'intellettuale liberale Nicola Chiaromonte, rischierebbe di riportare indietro le lancette a un '900 visto come "secolo della malafede ideologica". La pratica di oscurare, spinta da un mix di paura e intolleranza, viene dunque giudicata da alcuni come una forma di oscurantismo inammissibile in una società libera, che finirebbe per replicare, seppur in segno opposto, gli stessi meccanismi di esclusione che si intendono combattere.

Il nodo irrisolto della libertà in uno spazio comune

Al di là delle posizioni contrapposte, la vicenda pone una questione di fondo che rimane aperta: come conciliare il principio della libertà di espressione, incluso quello di un editore di professare idee estreme, con la tutela dello spazio pubblico culturale dalla deriva dell'apologia di regimi criminali? La fiera, per sua natura luogo di incontro e scambio, si trasforma così in un campo di battaglia simbolico dove si scontrano visioni antitetiche sulla società. Da un lato, c'è chi difende il diritto di essere presenti, pur da antagonisti, in ogni arena; dall'altro, chi ritiene che certi limiti, storicamente e moralmente definiti, non possano essere valicati senza tradire la memoria e svuotare di significato la stessa lotta antifascista. Il dibattito, come dimostrano i fatti di Roma, è tutto fuorché accademico.

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