Il tribunale di Mosca ordina l'arresto in contumacia di Garry Kasparov per apologia del terrorismo
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Redazione Esteri
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Il tribunale distrettuale di Zamoskvoretsky a Mosca ha emesso un'ordinanza di arresto in contumacia nei confronti di Garry Kasparov, il leggendario campione di scacchi e attivista politico, accusandolo di apologia del terrorismo. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa russa Tass, citando le dichiarazioni del tribunale, la misura preventiva scelta prevede due mesi di detenzione a partire dal momento di una sua eventuale cattura in territorio russo o di un'ipotetica estradizione. La richiesta, depositata il 22 dicembre, è stata formalmente accolta nello stesso giorno, ma la decisione diverrà pienamente esecutiva a partire dal 26 dicembre. Questa azione giudiziaria si inserisce in un percorso repressivo più ampio, che aveva già visto Kasparov essere inserito nelle liste degli "agenti stranieri" nel 2022 e successivamente in quelle dei "terroristi ed estremisti" nel 2024.
Il quadro giuridico dell'accusa
L'imputazione formale che ha portato all'ordine di arresto fa riferimento alla Parte 2 dell'articolo 205.2 del codice penale russo, il quale punisce la "pubblica giustificazione del terrorismo" attraverso l'utilizzo di reti di telecomunicazione, internet compreso. Tale normativa, che può comportare pene detentive fino a sette anni, è stata spesso applicata dalle autorità russe contro voci critiche, accusate di veicolare messaggi considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato. Il provvedimento odierno, tecnicamente una misura cautelare, è stato adottato in contumacia poiché Kasparov, che ha lasciato la Russia nel 2013 temendo persecuzioni, risiede da anni all'estero, principalmente negli Stati Uniti, ed è in possesso di un passaporto croato.
Da campione della scacchiera a oppositore in esilio
La parabola di Garry Kasparov, nato in Azerbaigian nel 1963 e divenuto il più giovane campione del mondo di scacchi a 22 anni, è radicalmente mutata dopo il suo ritiro dall'attività agonistica nel 2005. Da allora, la sua attenzione si è concentrata sulla politica e sull'attivismo, trasformandolo in una delle figure più note e critiche nei confronti del presidente Vladimir Putin. Negli anni, ha co-fondato diverse iniziative dell'opposizione, tra cui il Forum della Russia Libera e, più recentemente, ha aderito al Comitato Antibellico Russo, un collettivo che si oppone all'invasione dell'Ucraina e che è stato nel mirino delle autorità. Proprio questa militanza lo ha esposto a una crescente pressione giudiziaria, culminata in un arresto per una protesta nel 2012 e, infine, nella decisione di abbandonare il Paese l'anno successivo.
Un provvedimento nel solco di una strategia repressiva
L'arresto in contumacia di Kasparov non rappresenta un caso isolato, ma piuttosto l'ultimo tassello di una campagna sistematica contro i dissidenti, specialmente quelli in esilio. Nel solo ottobre di quest'anno, il Servizio Federale per la Sicurezza ha aperto procedimenti penali per terrorismo non solo contro di lui, ma anche contro altre ventitré personalità legate al Comitato Antibellico, tra cui il noto imprenditore Mikhail Khodorkovsky e altri oppositori già scambiati in passato con spie russe. L'etichetta di "agente straniero", poi quella di "terrorista", e infine le accuse penali sembrano seguire un copione consolidato, volto a criminalizzare e delegittimare qualsiasi forma di dissenso organizzato, anche quando condotto da oltre i confini nazionali. La risposta dello stesso Kasparov a una precedente accusa, definendola ironicamente "il miglior modo in cui sia mai stato arrestato", sottolinea la percezione di un'azione più politica che giudiziaria.




