Pil italiano cresce dello 0,3%, supera la Francia ma resta dietro alla Germania
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Redazione Economia
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L’economia italiana, nel primo trimestre del 2025, ha segnato un +0,3% su base congiunturale, allineandosi alla media dell’Eurozona ma superando la Francia, ferma a un più modesto +0,1%, e gli Stati Uniti, dove il Pil è invece calato dello 0,1%. La Germania, con un +0,4% (dato rivisto al rialzo la scorsa settimana), si conferma in testa al gruppo delle maggiori economie occidentali.
Se si guarda al confronto tendenziale, rispetto allo stesso periodo del 2024, l’Italia registra un +0,7%, confermando le stime preliminari e mostrando una lieve correzione positiva rispetto alle prime proiezioni. Un dato che, seppur contenuto, riflette una tenuta migliore rispetto alla Francia (+0,6%) e alla Germania, dove la crescita è stata sostanzialmente piatta. Gli Stati Uniti, nonostante il rallentamento congiunturale, mantengono un robusto +2,1% su base annua, trainati da dinamiche interne che continuano a divergere rispetto a quelle europee.
A spingere la crescita italiana sono stati principalmente gli investimenti, cresciuti dell’1,6%, mentre i consumi interni, aumentati appena dello 0,1%, hanno contribuito in misura marginale. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto è aumentato in modo significativo nel settore manifatturiero e in agricoltura, mentre i servizi hanno registrato un lieve calo.
La crescita acquisita per l’intero 2025 si attesta, al momento, intorno allo 0,5%, un livello vicino alle previsioni del governo ma che riflette un contesto ancora caratterizzato da incertezze. «Il secondo trimestre potrebbe mostrare un ulteriore rallentamento», ha osservato un analista di ING, sottolineando come le prospettive restino condizionate da fattori esterni e da un quadro macroeconomico non del tutto stabilizzato.
I dati diffusi dall’Istat, oltre a confermare la solidità relativa del sistema produttivo italiano, evidenziano come l’inflazione sia rimasta sotto controllo, contribuendo a evitare contraccolpi sui redditi delle famiglie. Tuttavia, la debolezza dei consumi lascia intravedere una domanda interna ancora fragile, che potrebbe limitare la capacità di sostenere una ripresa più vigorosa nei prossimi mesi.




