Mattarella a Napoli: "Non possiamo essere neutrali di fronte all'ingiustizia"
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Redazione Interno
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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Napoli, nella sede della Sezione San Tommaso d'Aquino, per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2025/2026 della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, una cerimonia che ha visto gli indirizzi di saluto, tra gli altri, del sindaco Gaetano Manfredi e del preside Don Francesco Asti. In un passaggio toccante del suo discorso, Mattarella ha rievocato con parole intense il ritratto di un “ragazzino sul fondo del mare”, un giovane del Mali di soli quattordici anni, il cui Corpo fu ritrovato con la pagella custodita nella fodera della giacca che indossava. Quel disegno, come ha tenuto a precisare il Capo dello Stato, non è frutto di fantasia ma trae ispirazione da un episodio realmente accaduto, trasformandosi in un simbolo potente e doloroso di un'umanità negata.
Il richiamo alla "religione civile" della Costituzione
Ricollegandosi direttamente alle considerazioni espresse nella prolusione dell'arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, il quale aveva sottolineato come la teologia oggi debba significare “pensare Dio con le ferite del mondo sul tavolo”, Mattarella ha lanciato un monito chiaro e perentorio contro ogni forma di indifferenza. “Non possiamo sentirci neutrali, non è ammesso di fronte all'ingiustizia, alle disuguaglianze, alla povertà e di fronte alla violenza e alla prepotenza”, ha affermato con forza il Presidente, definendo quel sentimento di impassibilità una vera e propria “complicità”. A sostegno di questa tesi, Mattarella ha fatto appello alla “religione civile” rappresentata dalla Costituzione italiana, che, al pari dei principi etici, impone una presa di posizione attiva e responsabile di fronte alle sofferenze che attraversano la società contemporanea.
Le ferite del mondo e il dovere della solidarietà
L’intera cerimonia, il cui tema centrale è stato “Legalità, solidarietà e giustizia”, è stata percorsa da una riflessione profonda sul ruolo delle istituzioni, sia civili che religiose, nell’affrontare le piaghe che lacerano il corpo sociale. La domanda retorica posta da Mattarella su “cosa abbiamo perso con la morte di tanti migranti”, di cui il ragazzino del Mali diventa l’emblema più straziante, ha risuonato come un invito collettivo a non voltare lo sguardo, a considerare le tragedie del presente non come fatti lontani ma come questioni che interpellano direttamente la coscienza di ciascuno. In questo contesto, la solidarietà e l’impegno per la giustizia sono stati indicati non come opzioni, bensì come imperativi categorici ai quali nessuno può sottrarsi.
Una riflessione che unisce la sfera civile e quella teologica
L’evento, che ha riunito attorno a sé vescovi e autorità militari e civili, ha così delineato un terreno di dialogo fecondo tra la dimensione spirituale, rappresentata dall’alta istituzione teologica, e quella pubblica, incarnata dalla massima carica dello Stato. Le parole del Presidente, sebbene pronunciate in un’aula accademica, hanno travalicato i confini di un semplice intervento formale per assumere i toni di una riflessione civile di ampio respiro, mostrando come i valori di legalità e giustizia sociale costituiscano un patrimonio comune e un fondamento imprescindibile per la convivenza, su cui si costruisce, giorno dopo giorno, il senso più autentico di una collettività coesa.




