La Spagna in fiamme: migliaia di evacuati e un morto nell’inferno degli incendi
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Redazione Esteri
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Mentre l’Europa affronta un’estate torrida, la Spagna è diventata l’epicentro di una crisi ambientale senza precedenti. Da giorni, intere regioni sono avvolte dalle fiamme, con roghi che divorano ettari di boschi, minacciano centri abitati e costringono alla fuga migliaia di persone. Le immagini dei cieli oscurati dal fumo, che si abbattono su Madrid come un presagio apocalittico, dominano i telegiornali, mentre i soccorritori combattono una battaglia impari contro un nemico alimentato da venti impetuosi e temperature che sfiorano i 45 gradi.
Nella notte tra l’11 e il 12 agosto, le fiamme hanno lambito Tres Cantos, sobborgo settentrionale della capitale, dove una persona ha perso la vita e 180 sono state costrette a lasciare le proprie case. Ma il bilancio, seppur tragico, rischia di peggiorare: gli incendi, infatti, non accennano a placarsi, complici le condizioni meteorologiche estreme. Le zone più colpite – Castiglia e León, Galizia, Andalusia, ma anche Madrid e l’Estremadura – vivono in uno stato di emergenza permanente, con oltre mille militari schierati a supporto dei vigili del fuoco.
Tra i danni più significativi, la devastazione di Las Médulas, sito UNESCO nella provincia di León, celebre per i suoi paesaggi modellati dall’estrazione romana dell’oro. Le fiamme, divorando la vegetazione secolare, hanno cancellato in poche ore secoli di storia, lasciando dietro di sé una distruzione che gli esperti definiscono "irreparabile". Intanto, il governo spagnolo – già sotto pressione per la gestione della crisi idrica – deve fare i conti con l’impopolarità di misure considerate insufficienti, mentre Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha garantito "pieno sostegno" alle operazioni di spegnimento, senza però specificare i dettagli dell’intervento.




